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Intervista a Pier Giovanni Capellino, presidente di Almo Nature

Il momento è finalmente giunto.
Dopo vari articoli e un lungo scambio di e-mail con Paola Canepa di Almo Nature (che ringrazio per aver reso possibile tutto questo), finalmente vi presento l’intervista fatta a Pier Giovanni Capellino, Presidente di Almo Nature.

22525276_LOGO_ALMO_2011Come sapere mi sono fortemente “battuto” contro lo spot a favore di Stop-Vivisection fatto dalla stessa azienda genovese con una serie di articoli che trovate nella Home del blog.
Durante la discussione (sempre civile) con Almo abbiamo deciso che forse il modo per capire meglio la loro posizione non poteva che essere un’intervista con il loro Presidente. Il 18 ottobre ho fatto l’intervista via Skype e vi riporto qui sotto le risposte del Presidente.

Pier Giovanni Capellino, Presidente di Almo Nature

Pier Giovanni Capellino, Presidente di Almo Nature

Sono tre le cose che vorrei fare prima di mettervi l’intervista in forma scritta e il video.
Innanzitutto vorrei ringraziare tutte le persone che mi hanno aiutato in questa piccola impresa.
Cominciando proprio dallo stesso Pier Giovanni Capellino per il tempo che mi ha concesso e la disponibilità a rispondere a tutte le domande che gli ho fatto e Paola Canepa della stessa Almo per aver organizzato il tutto. Inoltre vorrei ringraziare pubblicamente i giornalisti Marco Cattaneo (direttore de Le Scienze) e Chiara Ferraro per l’aiuto e i consigli che mi hanno dato, oltre che al mio collega Frax per avermi fatto da consigliere nei (frequenti) momenti di dubbio e tutti i miei colleghi per avermi permesso di fare l’intervista nel nostro (popoloso) ufficio.
Inoltre per lo spazio concessami ringrazio A Favore della Sperimentazione Animale, Dibattito Scienza, In Difesa della Sperimentazione Animale e Pro-Test Italia per avermi permesso di chiedere consiglio su quali domande fare, ed in particolare a Stefano Sezzi, Nicola Scardina, Electra Brunialti, Piero Tagliapietra, Giada Rossi, Franz Uelli, Antonio Catani, Everett Ducklair, Andrea Loro, Marco Messine e Giovanni Perini per le domande (spero di non aver dimenticato nessuno).
Come seconda cosa vorrei sottolineare il fatto che l’intervista è stata fatta da me, che non sono propriamente un giornalista scientifico, anzi.Infatti chi mi conosce sa quanto sono in difficoltà davanti alle persone che non conosco, e mi troverete imbarazzato e balbettante più di una volta. Per mantenere l’opinione che avete (non troppo alta tra l’altro) di me vi consiglio di non vedere il video.
Ultima cosa vorrei fare una considerazione sull’intervista in generale. Ciò che ho potuto osservare è che sono ben consapevoli che la cosa possa essere presa come una mossa di marketing, ma allo stesso tempo sono sicuro ora più che mai che sono sinceri e in “buona fede”.
Credono realmente in quello che fanno, e non vedo l’ora di vedere gli sviluppi della situazione. L’impressione che ho avuto è quella di aver davanti si un “avversario”, ma del genere leale e con cui si può fare una discussione. Anche se non comprendo la loro posizione capisco che dal punto di vista etico la cosa si possa accettare, non capisco però fino a che punto si possa spingere questa eticità quando si tratta di salvare la vita a delle persone, in particolare a dei bambini. L’impressione che ho avuto è stata quella di una persona che sa di chiedere qualcosa che attualmente non è pensabile, ma con la volontà di aprire un dibattito costruttivo sull’argomento, magari per portare non all’eliminazione, ma magari alla riduzione della Sperimentazione dove non necessaria.

Ecco di seguito, come promesso, l’intervista.

Ci può parlare brevemente di lei?
Il mio nome e’ Pier Giovanni Capellino e ho la fortuna, il piacere e l’onore di guidare Almo Nature, un’Azienda fatta da persone che puntano tutto sulla loro intelligenza, e che probabilmente, da un punto professionale, commette meno errori dei concorrenti, anche se ovviamente non siamo perfetti.

Come nasce l’idea di spalleggiare Stop-Vivisection?
Tutto nasce da un’idea che mi appartiene e che coltivavo da tanto tempo, anche se poi bisogna incontrare l’occasione giusta per poterla concretizzare, ricordando sempre che come Azienda non può sposare in senso assoluto delle cause come se fosse un movimento. Quando si è presentata questa opportunità, ho pensato che potesse essere innovativo il fatto che un’Azienda si esprima: usciamo dalle ipocrisie del silenzio, diciamo agli altri chi siamo qualcosa che va oltre il Pet Food.
Il nostro “Almore” non è solo filantropia verso gli animali ma è anche idee, ed in questo caso è un principio etico di rispetto della vita.

Non crede che un consumatore più critico possa veder questa solo come una mossa di marketing per incrementare le vendite?
Potrebbe anche essere, non credo sia illegittimo. Credo però che ci chi conosce nel tempo capirà che sono posizioni sincere, ne assumeremo altre in futuro magari meno spettacolari, ma tutto questo rientra assolutamente nel nostro modo di pensare.
Ovviamente ci tengo a precisare che parliamo di test sugli animali e non di vivisezione, però i promotori hanno dato questo nome e quindi non sta a noi entrare nel merito se sia totalmente corretto o no, noi abbiamo semplicemente appoggiato questa sensibilità.
Poi ognuno può farsi una sua opinione, fino a che viene espressa in maniera educata noi la rispettiamo.

Ipotizziamo che di colpo si bloccasse la Sperimentazione Animale.
Come crede che reagirebbe il sistema senza farmaci o terapie non solo nel campo umano, ma anche e soprattutto in quello veterinario?
Non credo che ci possano essere delle rivoluzioni in questo senso.
Il contributo che si vuole dare è quello di aprire un dibattito, non entro nei dettagli perché non essendo un uomo di scienza non voglio arrogarmi il diritto di parlare di argomenti di cui altri sanno parlare meglio di me.
Apro solo una parentesi in questo senso. Abbiamo ospitato sul nostro blog le opinioni più svariate, proprio perché questo fosse un contributo al di là delle posizioni. Il nostro intento è quello di testimoniare un modo diverso di pensare al di là delle critiche che ci sono state portate.
E’ chiaro che se ci sarà un giorno un modo di questo tipo ci saranno tante cose diverse, non solo sarà cessata la Sperimentazione sugli Animali, ma probabilmente vivremo in un mondo senza guerre. Nel momento in cui si arriverà alla cessazione delle violenze sugli animali, ben prima si sarà capito che ogni forma di violenza è inutile. E siamo ben lontani da ciò.

Considerando il fatto che ci sono già stati in passato episodi violenti contro strutture e persone, non crede che il vostro spot possa alimentare un dissenso non pacifico?
Il nostro spot lo possono vedere anche i bambini, è stato ideato senza dimensione di provocazione. E’ uno spot e non un trattato di filosofia, in trenta secondi bisogna comunicare un messaggio.
Tutto il lavoro che è stato fatto in favore del blog, mostra come la volontà di Almo Nature è presente e ben precisa. Pensare che il nostro spot contribuisca alla violenza è assurdo, se poi c’è qualche malato mentale…

Ciò che ho potuto osservare è che mentre all’inizio ci sono state grandi proteste, e in queste mi ci metto pure io, c’è stata da parte vostra una parziale apertura verso il mondo degli sperimentatori con diverse interviste , come per esempio quella a Pro-Test Italia.
Come mai questo processo non è stato antecedente la presa di posizione che avete assunto?
L’intervista a Pro-Test era prevista nel piano editoriale già dall’inizio, ed il piano editoriale era stato pubblicato fin da subito, anche perché sono sempre dell’opinione che prima di giudicare e farsi un’opinione bisogna documentarsi.
Tutte quelle critiche, anche verbalmente violente, che abbiamo ricevuto non erano neanche ben costruite. Almo Nature vende carne di altri animali per animali che sono carnivori, ma tutto questo fa parte di un bisogno primario che non abbiamo certo stabilito noi.
Più corretto sarebbe stato prendere una posizione contraria contro tutta l’industria del “Pet Food”, ma prendere posizione contro Almo Nature solo perché esprime una idea è come se io prendessi posizione contro di lei o contro il suo laboratorio per protestare contro la sperimentazione.

Più che altro si parla di numeri che non sono confrontabili.
Per esempio in un anno in Italia vengono usate 800.000 cavie (di cui 720.000 topi), mentre immagino che nel suo campo i numeri siano enormemente più alti.
Come accennato in precedenza la sua posizione può essere legittima, però bisogna parlare di tutta l’industria della macellazione degli animali. Diversamente credo che la forza dell’argomento decada e sia da associare magari più a forme di “tifo”, per cui tutto ciò che sta dall’altra parte non va bene.
Le dico sinceramente, visto che lei ha parlato di un mondo senza sperimentazione. Dal mio punto di vista se domani il “Pet Food” diventasse illegale io sarei favorevole. Oggi le regole sono queste.
Ognuno di noi partecipa nella vita a questo gioco, sottostando ad un’economia che ha i suoi pregi e i suoi difetti.
In questo momento storico ci sono delle contraddizioni, e penso che parlarne non debba mai spaventare nessuno

Alcuni degli additivi che voi usate sono stati testati sugli animali? Avete limitato l’uso di questi?
Esistono delle leggi e ognuno è costretto a sottostare a queste leggi, ma se additivi sono stati sperimentati questo è successo in passato. Questo tipo di discussione deve essere posta in prospettiva, considerando cosa facciamo per superare le rispettive discussioni.
Penso che la cosa importante sarebbe quella di non arroccarci e di capire che entrambi teniamo al bene degli esseri viventi e della Natura. Io credo che questo sia il vero spirito e che obiettivo di questa campagna.

Nel 2011 è stata effettuata una ricerca da Nature (Nature 470 pag.452) sulla Sperimentazione Animale, in cui risulta che per quasi l’unanimità degli scienziati la Sperimentazione Animale è (purtroppo) indispensabile. Secondo lei quali potrebbero essere i metodi alternativi da usare?
La Sperimentazione Animale appartiene ad un mondo su cui convergono grandi interessi economici. Io penso che se si cominciasse a guardare in altre direzioni e se i metodi alternativi beneficiassero di tutto quel denaro che affluisce sui test sugli animali probabilmente le cose avrebbero dei risultati diversi.
Stiamo giocando una partita su cui su un tavolo c’è 95 e dall’altro 5 come risorsa finanziaria. Aggiungiamo anche che c’è un sistema che pensa in maniera monolitica attorno a determinati valori e non vuole neanche discuterne troppo, anche se proprio all’interno del “vostro mondo” ci sono delle voci scientifiche, come la Dott.ssa Penco per esempio che ha una posizione molto critica sulla SA. Io direi che noi abbiamo le nostre contraddizioni ma anche voi avete le vostre e potrebbe essere utile se anziché arroccarvi cominciaste anche voi a riflettere, anche perché fondamentale nella costruzione di un corretto pensiero scientifico.

In conclusione credo di parlare a nome dell’intera Comunità Scientifica quando dico che dobbiamo e vogliamo cercare di non avere più necessità della Sperimentazione Animale.
Crede che la vostra proposta possa agevolare questo passaggio?
Non lo so, però vi posso dire che abbiamo lanciato un sasso nello stagno.
Sono un sostenitore del fatto che prima di tutto bisogna cominciare da se stessi e già dal 2014 daremo una dimostrazione di coerenza appoggiando diverse iniziative volte alla ricerca di metodi alternativi. Abbiamo già cominciato un processo di preselezione e appoggeremo in maniera concreta lo studio dei metodi che non utilizzino la sperimentazione animale.
Il mio auspicio è quello di continuare coerentemente ad esprimere questa posizione.
Siamo in “buona fede umana” con i limiti che questa presente e siccome siamo attivi in questo porteremo avanti questa forma di coerenza anche attraverso altre forme di “Almore” che magari susciteranno meno scalpore ma saranno sempre utili dal nostro punto di vista.

Vuole dire un’ultima cosa prima di salutarci?
Come ultima cosa vorrei fare il mio personale saluto a tutti i ricercatori, anche se può sembrare paradossale, perchè penso che sia tempo per tutti di cominciare a riflettere per avviarci verso qualcosa di nuovo.
Tralasciando la ricerca sugli animali, ma anche parlando di ricerca in generale, così tanto bistrattata in Italia.
Io penso che dovrete pensare a qualcosa di nuovo perché non da questo punto di vista non si può contare sui politici.
Fate come noi, contate sulle vostre forze e vedrete che potrete fare delle cose interessanti.
Noi cominceremo nel 2014 e se lei e gli altri ragazzi che leggeranno l’articolo ci vorranno seguire magari potremmo risentirci a febbraio per degli aggiornamenti.

Saluti,

MMarans.

Commento alla risposta di Almo Nature sul precedente articolo.

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Sinceramente non mi aspettavo una risposta ufficiale da parte di Almo Nature nel mio precedente articolo, ma visto che mi è stata data e sono particolarmente fissato con la trasparenza, vi copio sotto la risposta ufficiale datami dalla Dott.ssa Paola Canepa di Almo Nature:

“Caro MMarans,
ci permettiamo di intervenire sulla questione delle domande poste ai due dottori perchè in nessun modo l’intervista al Dott. Fornasier era tesa a far emergere l’inutilità della SA. Ai dottori sono state sottoposte le stesse identiche domande.
Il Dott. Fornasier ha ritenuto di non rispondere punto per punto ma di fare un discorso più generale che meglio esprimesse il punto di vista di chi è a favore della sperimentazione animale, usando le nostre domande come traccia di massima.
Una volta ricevuta l’intervista, abbiamo quindi proceduto a formulare una serie di domande che si adattassero al testo.
Il contenuto è stato rivisto dallo stesso Fornasier che ne era soddisfatto e l’ha approvato esattamente così com’è stato pubblicato.
Non c’è malafede in quanto stiamo facendo.
Per quanto lei non condivida la nostra posizione, ci riconosca il merito di un’apertura e di uno stimolo al dibattito: ospitiamo sui nostri spazi chi ha un pensiero opposto al nostro senza mai censurare nè tantomeno distorcere quanto ci viene detto.
La ringraziamo comunque per averci ospitato sul suo blog.”

Sono colpito dalla loro risposta, per quanto diplomatica, e li ringrazio per aver dato seguito ad un piccolo ed insignificante blog come quello che gestisco.
Resto comunque della mia idea, e continuerò a “battermi” per evitare che cose come questa accadano in futuro, poichè ne va della vita di migliaia di malati. La mia speranza è che la Sperimentazione Medica (che racchiude la SA) possa proseguire senza intralci per il benessere di tutti.
A tutti piacerebbe che non ci fosse bisogno di sperimentare su animali, in primis proprio ai ricercatori e alle aziende (sia per motivi etici che economici), ma è un “male” indispensabile per la cura di milioni di persone e milioni di animali.
Ciò che mi spiace è vedere una azienda importante come Almo Nature dire che non sono in malafede… io me lo auguro, perchè giocare sulla vita della persone per semplici fini di marketing sarebbe assolutamente grave.

Sarebbe interessante poter fare delle domande ad Almo Nature per vedere il loro grado di interesse del “problema” SA, per constatare la reale buona fede di cui si parla.
Sono per ciò sicuro che loro daranno il loro assenso all’invio di una decina di domande (magari poste da me in collaborazione con altri scienziati) a cui possano rispondere in modo serio e scrupoloso per avere un reale e armonioso dibattito.

Per completare, vi consiglio di visitare una pagina di un blog che ho scoperto oggi grazie alla pagina Facebook di “A Favore della Sperimentazione Animale“, di una “convertita”. Il bellissimo post si intitola “Perché ho cambiato idea sulla sperimentazione animale“.

Consiglio di leggerlo a chiunque, contrario o non, per avere un’idea di come si possa cambiare idea con un minimo di informazione.

Saluti,

MMarans.

L’ipocrisia continua: aggiornamenti sul “caso” Almo Nature

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Sinceramente pensavo (o speravo, a dirla tutta) che Almo Nature dopo la gaffe dello spot anti-sperimentazione (per chi non sapesse di cosa parlo può leggere il mio precedente articolo) si rendesse conto dell’ipocrisia di fondo delle esternazioni fatte.

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E invece… due giorni dopo mi reco nel mio negozio di animali di fiducia (perchè anche noi “assassini” abbiamo animali) e cosa trovo?
Lo stand fuori di Almo Nature con il blocco per la firma della petizione e il volantino.
Non ho potuto fare a meno di prendere un volantino… ed eccomi qui per commentarlo.
Ovviamente come prima cosa vi allego l’interno del volantino, con le opinioni di due scienziati, come il Prof. Bruno Fedi e il Prof. Massenzio Fornasier.

Prima di continuare a leggere l’articolo, potete farvi un’idea già leggendo il volantino.

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La prima cosa che ho notato è la differenza di domande poste ai due scienziati. La mia opinione è che per fare un confronto è INDISPENSABILE fare le stesse domande ai due intervistati, e non fare domande scomode ad uno (Fornasier) e domande a favore della sua idea a Fedi.
Ma chi sono questi due scienziati?

Bruno Fedi

Bruno Fedi

Bruno Fedi nasce a Pistoia il 4 marzo del 1934. Laureato in medicina e chirurgia, è specialista in urologia, anatomia patologica, ginecologia, cancerologia, citolgia, flebologia, bioetica. Docente di urologia, è vincitore di un premio dell’ente Fiuggi.
Ha pubblicato oltre 100 lavori scientifici e diversi libri di ecologia e bioetica a carattere divulgativo, tra i quali “L’evoluzione distruttrice”, e “Uccidere per avere”. Vegetariano dal 1977, è tra i soci fondatori dal Movimento Antispecista, membro del direttivo dall’anno della fondazione (2001) e co-autore del “Manifesto per un’etica interspecifica”.

Massenzio Fornasier

Massenzio Fornasier

Massenzio Fornasier si e’ laureato in Medicina Veterinaria nel 1988 presso l’Università di Parma,
Ha ottenuto il titolo di specialista in Scienza e Medicina degli animali da Laboratorio presso l’Università di Milano, e di specialista in Diritto e Legislazione Veterinaria presso l’Universita’ di Parma. Ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in Biotecnologie applicate alle scienze veterinarie e zootecniche presso la Facolta’ di Medicina Veterinaria, Universita’ degli Studi di Milano.
Nel corso della sua carriera professionale ha lavorato presso strutture di ricerca private (Chiesi, Glaxo, Pfizer, Cell Therapeutics) in Italia nel settore della farmacologia e tossicologia preclinica.
Ha partecipato a progetti di ricerca in ambito cardiovascolare, respiratorio, neurologico, oncologico, antiinfettivo per la parte relativa alla valutazione dell’efficacia e sicurezza dei nuovi farmaci, contribuendo alla messa a punto di modelli sperimentali innovativi nelle diverse specie animali.
E’ presidente della SIVAL (Societa’ Italiana Veterinari Animali da Laboratorio) sociata’ federata in ANMVI (Associazione Nazionale dei Medici Veterinari) e rappresentante per l’Italia in FVE (Federazione Europea Veterinari) nella sezione EVERI (European Veterinarian in Education, Research and Industry).
E’ coautore di comunicazioni scientifiche pubblicate su riviste internazionali o presentate a convegni scientifici internazionali e ha organizzato convegni tematici nell’ambito delle Scienze dell’animale da Laboratorio.

Insomma… la differenza è notevole: da una parte un urologo contrario alla Sperimentazione che ha visto solo in modo lato quanto sia indispensabile la SA, dall’altro uno dei maggiori esperti italiani di SA, esperto di veterinaria e farmacologia.

Ma ciò che rende questo volantino una farsa, a mio modo di vedere, sono proprio i contenuti. Analizziamo le domande:

Domande per Bruno Fedi:
1. Il tema della SA è sempre più dibattuto: è nata una nuova coscienza collettiva o si è capito che è inutile?
2. Quindi la SA è inutile perchè non ha una reale capacità predittiva?
3. Se la SA è inutile, a chi giova?
4. Esistono metodi alternativi alla SA?
5. Se le alternative metodologiche risultassero insufficienti, anche limitatamente ad alcuni casi specifici, quale sarebbe la sua posizione in merito?
6. Alcune frange anti-SA paiono mosse da fattori ideologici più che da una reale conoscenza della questione. Questo può costituire un punto debole per il movimento?

Domande per Massenzio Fornasier:
1.Dott. Fornasier, mai come adesso il tema della SA è stato così dibattuto
2. Qual è stata la sua impressione durante i vari confronti con le associazioni protezionistiche
3. La contrapposizione è dunque un approccio fuorviante?
4. Infatti la comunità scientifica non sembra ignorare la questione morale circa la SA
5. Cosa risponde alle polemiche relative all’inutilità della SA?
6. Cosa mi può dire, invece, sulla presunta dannosità sull’uomo di alcuni farmaci testati su animali nella fase pre-clinica?

Come potete notare, dunque, le risposte erano non solo diverse, ma fuorvianti in quanto dirette a far emergere una cosa precisa… cioè la (non vera) inutilità della SA.
Infatti, le domande fatte a Fornasier sono di carattere personale-tecnico, e rispondono alle critiche volte dagli animalisti alla SA, mentre quelle rivolte a Fedi sono praticamente affermazioni, cui bastava (nella maggior parte dei casi) rispondere semplicemente “SI”.

Tra l’altro molte domande sono state poste in modo da far entrare nella testa del lettore due cose precise:
– La SA è inutile
– In alcuni casi è anche dannosa per l’uomo

Queste due affermazioni, oltre ad essere errate, sono per lo più indice di una mal-fede di Almo Nature, che ipocritamente cerca di far passare un messaggio sbagliato, non ponendo le GIUSTE DOMANDE agli intervistati.

Non voglio dirvi cosa pensare, voglio solo dirvi di farvi una vostra idea dopo aver considerato quello che vi ho detto.

Saluti,

MMarans.

Ipocrisia + Ignoranza = Maggior Profitto: il caso Almo Nature!

Mi ero ripromesso di prendermi più tempo, ma quando ho visto il nuovo spot di Almo Nature non ho resistito e devo scrivere un articolo, se pur più piccolo di quelli che sono abituato a scrivere.

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Lo spot in questione è quello in cui viene disegnata una scimmietta sulla sabbia ed esce fuori un chiaro messaggio contro la sperimentazione animale.

Almo Natura, infatti, sovvenziona da poco la causa di StopVivisection, gruppo attivo nel contrastare la ricerca medica ed in particolare la sperimentazione animale.
Non voglio entrare in merito a quanto sia indispensabile la sperimentazione animale per la ricerca di cure di molte malattie (comprese quelle animali), il testing di vaccini, gli studi di medicina avanzata che portano ogni anno a vincere Nobel (come è accaduto negli ultimi anni), ma voglio solamente far riflettere su quanto una azienda si possa spingere in basso per aumentare il suo profitto, sfruttando i poveri consumatori ignoranti (nel senso letterale del termine) che credono la sperimentazione animale un male da combattere, quando però ne sfruttano ogni giorno i benefici, a partire dai farmaci, ai protocolli medici, ai vaccini (umani e non).

L’ipocrisia nasce dal fatto che Almo Nature è una azienda che realizza mangimi per animali domestici… con altri animali!
La cosa è veramente incoerente. Anche se non li capisco nelle ragioni, comprendo il modo di vedere vegan-animalista da un certo lato… ma non posso non essere sorpreso da veder contrastare la ricerca animale da una azienda che macella un numero di animali molto più grande di quello usato nella sperimentazione animale preclinica.

Per confermare e provare quello che dico vi faccio vedere una immagine gentilmente “rubata” agli amici di A Favore Della Sperimentazione Animale.

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Come potete vedere, infatti, nei loro prodotti è ovviamente contenuta carne… ottenuta uccidendo gli stessi animali che si preoccupano tanto di difendere… una palese operazione di marketing.
Quindi mi rivolgo a te, scienziato a favore della sperimentazione animale, o a te, animalista convinco contrario a tale pratica, o a tutte le persone delle più varie vedute sull’argomento… per un momento deponiamo “l’ascia di guerra”, e lottiamo insieme per non farci prendere in giro da aziende senza scrupoli.

Non comprare Almo Nature, non farti prendere per il culo!

Saluti,
MMarans

Conoscere la “fatina delle cellule”… anche se solo di vista!

Non capita spesso di conoscere una “star”, soprattutto se giovane… e la cosa non può non rendermi orgoglioso dei miei studi per l’impegno che ho messo e della mia Università.
Non fraintendetemi, tra i miei Professori ci sono molti scienziati di spicco, anche a livello mondiale, ma essere famosi scienziati intorno ai trent’anni non è da tutti (e spero un giorno di riuscirci anche io, visto che sono ancora in tempo!).

E’ questo il caso della Ilaria Cacciotti, meglio conosciuta come la “fatina delle cellule”, dopo un articolo uscito sul Corriere della Sera correlato di un interessantissimo video che vi consiglio di vedere (lo trovate qui sotto), realizzato dalla bravissima giornalista scientifica Alessandra Arachi.

http://video.corriere.it/fatina-cellule/dd8f7404-ee01-11e2-98d0-98ca66d4264e

Ilaria, che conosco per avermi fatto delle assistenze durante alcuni corsi della Laurea Magistrale, è una ragazza simpatica e intelligente, che risalta subito per l’elevata conoscenza ma soprattutto per la gentilezza e la disponibilità. Insomma, una di quelle assistenti che si ricorda positivamente (al contrario di altri).

Ilaria Cacciotti

Ilaria Cacciotti

E’ divenuta famosa dopo aver vinto il prestigioso Premio Unesco nel 2011, finanziato dalla famosa azienda privata L’Oreal con un premio di quindicimila euro che ha permesso alla brava Ilaria di continuare negli studi senza problemi e continuare a specializzarsi per il bene suo e del mondo intero (vista l’importanza della ricerca).

Ma in cosa consiste questo studio che le ha permesso ad di ottenere le luci della ribalta e vincere un premio così importante?

Niente di meno che uno studio che punta a “curare” in modo efficace, rapido ed intelligente una delle peggiori malattie del mondo, spesso sottovalutata ma che rende la vita veramente un inferno: il morbo di Parkinson.

Il Parkinson è una malattia degenerativa del sistema nervoso centrale, caratterizzato dalla morte delle cellule adibite alla sintesi e il rilascio della dopamina che sono in gran parte presenti nel mesencefalo.
Ancora poco nota è la causa che porta alla morte di tali cellule.

Molecola di Dopamina

Molecola di Dopamina

Come tutti saprete, i sintomi sono principalmente correlati all’apparato motorio, con tremori e difficoltà a camminare.
Nei casi più avanzati si hanno anche problemi cognitivi e comportamentali, anche se non si capisce bene se la cosa è causata dal morbo o correlata al fatto che i malati di Parkinson sono per la maggior parte in età avanzata.

Analisi PET in pazienti sani ed affetti dal morbo

Analisi PET in pazienti sani ed affetti dal morbo

La soluzione studiata da Ilaria nel Dipartimento di Scienze e Tecnologie Chimiche di Roma Tor Vergata (sotto la guida della Prof.ssa Alessandra Bianco, che considero un’ottima ricercatrice anche se ho avuto dei “problemini” con lei) è molto semplice, almeno dal punto di vista teorico: si tratta, infatti, di micro-sfere bio-riassorbibili riempite con milioni di neuroni modificati in modo da produrre un’enorme quantità di dopamina, il neurotrasmettitore che viene a mancare con l’insorgere della malattia.
In pratica le capsuline produrrebbero dopamina per un certo periodo, fino a riassorbirsi nell’organismo senza lasciare traccia alcuna.
Ovviamente un’idea semplicissima, ma di un’importanza e un innovazione senza precedenti.

Si riuscisse a replicare il sistema in modo esaustivo, realizzarlo su grande scala e valutarne gli effetti a lungo termine tramite trial clinico non mi sorprenderei se in un futuro neanche tanto lontano Ilaria potesse ambire ad uno dei premi Nobel.

In questi casi, pur essendo un modo alternativo a quello che si cerca di realizzare negli studi in cui sono coinvolto, non posso che sperare nella riuscita del suo studio pur essendo mia “concorrente”… in questi casi l’importante è arrivare ad una cura, per il bene dell’umanità.

Non mi resta che farle un “in bocca al lupo” sincero, nella speranza che lei sia di esempio per me in primis, ma anche per tutti i giovani ragazzi, aspiranti scienziati o i già ricercatori alle prime armi (come me), nell’insegnarci che anche con piccoli fondi ma supportati da volontà, costanza e grandi idee si può diventare Qualcuno anche in questo Paese che tanto sembra ostacolarci.

Saluti,

MMarans.

Finalmente riaperta “A Favore della Sperimentazione Animale”

Finalmente, dopo diversi giorni di appelli da parte di moltissimi utenti di Facebook, è stata riaperta la pagina “A Favore della Sperimentazione Animale“.

Infatti, il 5 luglio, la pagina era stata oscurata dal famoso social network dopo segnalazioni in massa da parte di gruppi estremisti animalisti, principalmente per nudità e pornografia.
Ovviamente, non vi è nulla di nudo o pornografico nella pagina, se non una foto di un Heterocephalus glaber, animale comunemente riconosciuto come “talpa nuda”.
Riporto per completezza uno screen dell’avviso qui sotto.

Immagine

 

La pagina, seguita da migliaia di persone, per lo più ricercatori e scienziofili, rappresenta uno spunto molto importante per far “aprire gli occhi” alle persone sulla ricerca medica, facendo emergere un quadro molto più rassicurante e veritiero di quello raccontato.
Nella ricerca medica, infatti, spesso di nota un comportamento molto strano: da una parte si vuole che i ricercatori scoprano cure in modo rapido e assolutamente efficace, dall’altro però non si vuole che si utilizzi la sperimentazione animale per realizzare una cura.
Purtroppo, senza dilungarmi troppo (in effetti vorrei fare un articolo proprio sulla sperimentazione animale a breve) non si può far ancora a meno della sperimentazione su cavie.
Cosa ancora più preoccupante sono le falsità e l’ipocrisia che si possono trovare girando per l’etere, come per esempio la storia che le case farmaceutiche stesse preferiscano la sperimentazione animale ad altri metodi perchè economicamente convenienti.
Ovviamente ciascuna persona dotata di una sana razionalità si può benissimo rendere conto che mantenere una cavia da laboratorio per sperimentazione in vivo sia estremamente più costoso di un esperimento in vitro o di qualsiasi modello di simulazione computerizzato.

Senza dilungarmi troppo, perchè come detto vorrei trattare la sperimentazione animale e la disinformazione dettata da gruppi estremisti animalisti in due post futuri, vi consiglio vivamente di visitare la pagina citata o direttamente il loro blog.

La pagina, che usa come immagine di profilo un raggiante Eric Kandel (Nobel per la medicina nel 2000 per gli studi su memoria e neuroni) con in mano la sua famosa lumaca,  pone come scopo la “difesa della sperimentazione animale esclusivamente a fini biomedici e nel rispetto della Direttiva Europea 2010/63/UE”, legge che regolarizza la sperimentazione in modo etico e limitando al massimo l’uso di cavie ai campi e nei casi in cui risulta indispensabile il loto utilizzo.
Inoltre, cito testualmente, “Nessuno qui difende la tortura o crede che gli animali debbano soffrire. Qui non ci sono sadici assassini. Noi difendiamo una sperimentazione sugli animali che sia etica, con l’anestesia quando necessaria e nel rispetto deu sacri principi delle 3R: Reduction, Refinement, Replacement.
Crediamo nella libertà di espressione e di ricerca e siamo aperti al dialogo, quando si tratta di un dialogo civile.
Speriamo anche noi che un giorno si possa fare a meno della sperimentazione animale, tuttavia sappiamo che quel giorno non è ancora arrivato: per ora la sperimentazione animale è ancora necessaria.
Infine, qui vige una regola: la razionalità. Non si può cedere a un mondo che ci vuole irrazionali, che censura chi pensa con la propria testa e preferisce la teoria del complotto alla realtà. La razionalità deve tornare a illuminare il mondo!”

Questo è proprio un punto fondamentale… la disinformazione che fa credere che noi ricercatori che ci occupiamo di ricerca medica (mi ci metto anche io che non la faccio direttamente ma creo gli “strumenti” per farla) siamo solamente dei sadici assassini che in qualche modo si divertono a far soffrire gli animali, oltre ad essere assurda, è veramente intrisa di un’ignoranza inaudita.

Nel caso, prima che scriva personalmente un articolo su sperimentazione animale e disinformazione animalista, qualcuno di voi sia interessato ad una breve spiegazione, vi rimando ad un interessantissimo articolo comparso sul loro blog: Le FAQ della Sperimentazione Animale.

Purtroppo, è notizia di questi ultimi giorni che si sta discutendo in parlamento un disegno di legge per eliminare la sperimentazione animale in Italia, facendoci regredire dai primi posti nella ricerca medica a gli ultimi in pochi istanti… spero vivamente che chi ha ideato questa modifica (non mi piace parlare di politica, ma è tutto partito dal M5S), se ne ravveda prima di fare un danno di dimensioni apocalittiche e con conseguenze che dureranno anni (mentre però si danno 3 milioni di euro a quel truffatore di Vannoni).

Con la speranza che almeno qualcuno dei dubbiosi e degli scettici si ravveda sull’opinione inerente la sperimentazione e sul fatto che (purtroppo) è ancora indispensabile vi lascio con una domanda… pensate veramente che questa sorridente ragazza in foto abbia la faccia da sadica assassina?

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Saluti,

MMarans.

Aggiornamento sul “caso” Stamina… di male in peggio!

Ne avevo parlato già nel precedente post del caso Stamina, ma essendoci importanti novità non posso far altro che riparlarne.

Dopo le denunce di diversi blog come il mio e di siti più importanti sulla truffa che si stava perpetuando ai danni degli italiani, anche riviste come Nature si sono informate al caso, scoprendo novità importanti e sconvolgenti.

Vannoni durante una manifestazione "pro-stamina"

Vannoni durante una manifestazione “pro-Stamina”

Prima di dirle, vorrei sottolineare il “perché” ho detto che il danno è stato fatto agli italiani… come avevo infatti già scritto nel precedente post, il ministro Balduzzi prima e la Lorenzin dopo (non voglio entrare nel merito del fatto che non sia neanche laureata), hanno stanziato senza un minimo di informazioni tre (sottolineo TRE) milioni di euro alla fondazione di Vannoni, che ricordo non è un medico, per una ricerca di 18 mesi sul metodo Stamina.
Tutto questo ovviamente dopo proteste e manifestazioni fatte da persone poco informate e “plagiate” anche e soprattutto da “Le Iene” (che non mi sento di incolpare in quanto le considero in buona fede).

Manifestazioni a sostegno della Fondazione Stamina

Manifestazioni a sostegno della Fondazione Stamina

Tolta l’opposizione che sta facendo lo stesso Vannoni nei confronti di una commissione “non di parte” e che conosca l’ambito, la cosa che sconvolge sono le continue accuse (infondate per altro) mosse verso la Comunità Scientifica, di voler insabbiare questa miracolosa ricerca, che però, come ho già scritto, di scientifico ha ben poco.

Purtroppo, ci sono finiti “di mezzo” anche grandissimi esponenti della ricerca sulle staminali, come il Prof. Paolo Bianco, direttore dei laboratori sulle staminali de La Sapienza di Roma.
Il “povero” professore, infatti, si è visto attaccare da ogni direzione dopo la sua intervista al programma televisivo che ha dato la notorietà a Vannoni, con richieste di licenziamento e minacce vere e proprie.

Il Prof. Paolo Bianco durante l'intervista a Le Iene

Il Prof. Paolo Bianco durante l’intervista a Le Iene

Come dicevo, dopo tutto questo trambusto, anche riviste più autorevoli come Nature si sono interessate all’argomento.
Ed ecco la novità (sconvolgente) che sta uscendo in questi giorni.
Praticamente, Davide Vannoni (faccio fatica a chiamarlo Professore) ha falsificato la sua ricerca e la richiesta di brevetto, usando foto provenienti da manoscritti russi senza risalto scientifico, e dicendo che foto e dati fossero stati presi dalle sue ricerche.
Tra l’altro, ancora non sono stati consegnati i protocolli di tale ricerca, che promette di trasformare cellule staminali mesenchimali in neuroni con un semplice trattamento di sole due ore (cosa scientificamente assurda).
Una “truffa scientifica” vera e propria.
L’articolo in questione è “Pluripotency of Bone Marrow Stromal Cells and Perspectives of Their Use in Cell Therapy”,  articolo uscito nel 2003 ma che non ha avuto grande risalto scientifico.

Allego la foto che dimostra la truffa, gentilmente “presa” da scienzainrete.it:

Immagini prese dal brevetto di Vannoni e dall'articolo in questione

Immagini prese dal brevetto di Vannoni e dall’articolo in questione

Ovviamente Vannoni smentisce tutto e parla di una congiura contro di lui e la sua mirabolante ricerca… ma fino a quando potrà negare?

Fino a quando si potrà lucrare su dei poveri bambini con il consenso dell’opinione pubblica?
Saluti,

MMarans.

PS: Vorrei pubblicamente ringraziare la pagina Facebook “A Favore della Sperimentazione Animale” per i dati e lo spunto per interessarmi di un argomento così importante e controverso.

Il caso Stamina: bufala o metodo rivoluzionario?

E’ tanto che non scrivo, ma purtroppo gli impegni lavorativi mi stanno veramente sommergendo.
Ho tanti articoli in mente… il problema è solo trovare il tempo!

Oggi voglio parlare di un caso che mi ha subito fatto sorgere dei dubbi, e che personalmente ha aperto un caso che personalmente era, ed è tutt’ora, evitabile.
Voglio parlare del famoso (oramai) metodo Stamina, realizzato dalla Stamina Foundation agli Spedali Civili di Brescia.
Il coordinatore e fondatore della associazione è il ben noto Davide Vannoni, diventato per lo più famoso dopo alcuni servizi realizzati dalla “Iena” Giulio Golia.
Per i pochi che non fossero a conoscenza della tematica, vi lascio il link qui sotto.

http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/379039/golia-salvare-la-vita-con-le-staminali.html

Riassumendo, Davide Vannoni gestisce una associazione che tramite cure compassionevoli (cioè cure sperimentali non ancora clinicamente testate), sta cercando di salvare delle vite a degli innocenti bambini affetti da gravi disturbi neurologici.

Fin qui il Prof. Vannoni sembra veramente un santone, un vero e proprio salvatore della patria, soprattutto guardando lo strappalacrime servizio delle “Iene”.
Purtroppo la realtà non è quella descritta dall’inviato Giulio Golia, o almeno è così solo in parte.
Non gliene facciamo una colpa, al povero Golia, se non nel fatto di non essersi informato a dovere con Esperti (con la E maiuscola) del settore prima di trarre conclusioni.
Per quanto inizialmente le cure per i piccoli pazienti erano leciti e non dannosi, si è arrivati a creare un pericoloso precedente giuridico.
Ora, io non sto qui a dire che sia o meno giusto adottare cure compassionevoli su pazienti oramai terminali o senza via di scampo, per di più così piccoli, ma il vero pericolo è prendere i risultati di una cura del genere come reali.
Infatti, le cure compassionevoli possono essere somministrate in questi casi, ma non possono e non devono essere prese in considerazione come risultati dei test, proprio perchè somministrati a pazienti molto malati, che per esperienza medica spesso non risentono di molti effetti collaterali perchè malati, senza considerare oltretutto il problema del tempo minimo dei test clinici.

La piccola Sofia con la mamma

La piccola Sofia con la mamma

Se le stranezze finissero qui, in fondo sarebbero trascurabili rispetto al bene che si potrebbe compiere con il metodo.
Ma purtroppo quella che sembra una cura miracolosa, ad un occhio attento si rivela come una vera truffa.

Il "Dottore" Davide Vannoni

Il “Dottore” Davide Vannoni

Cominciamo innanzitutto con l’analizzare il capo del progetto, il misterioso Prof. Vannoni.
La cosa che sconvolge, appena si trovano notizie su questo professore, è che è si un professore, ma di psicologia della comunicazione!
Niente laurea in medicina o biologia, ma una laurea in lettere, che lo rende poco appetibile come medico.
In effetti, non si può chiamare medico un letterato.
Tra l’altro, tutti questi anni di studi, hanno prodotto allo psicologo Vannoni due pubblicazioni.
Voi penserete “sicuramente sul mirabolante metodo Stamina!” .. e invece no!
Le pubblicazioni sono di architettura. Tutto questo mette ombra sull’operato del sedicente capo della Fondazione.
Oltretutto Vannoni non è nuovo a queste cose, visto che aveva fatto un miracoloso studio simile per il Parkinson a Torino, poi bloccato, come si può leggere in un articolo de La Stampa.

Quando infine ha esortato le istituzioni a non controllare i laboratori, allora la cosa ha cominciato veramente a suonare strana..

La Stamina Foundation, associazione "onlus" di Vannoni

La Stamina Foundation, associazione “onlus” di Vannoni

Ovviamente quando i controlli dei NAS e dell’AIFA sono entrati in campo, non hanno potuto far altro che chiudere i laboratori, visto che non erano idonei al trattamento di cellule staminali.
La cosa è stata fatta passare come una sorta di volere della casta delle case farmaceutiche, intimorite dalla brillantezza dell’innovativo metodo.

Un’altra cosa strana era proprio insita nel metodo stesso. Infatti usava Cellule Staminali Mesenchimali (CSM), ovvero delle cellule staminali pluripotenti, destinate a divenire tessuto connettivo, ma NON neurologico!
Praticamente una cosa assurda… visto che venivano iniettate nel cervello.
La cosa sarebbe stata logica con cellule staminali totipotenti (che possono divenire ogni cellula, anche neuronale), ma ovviamente non con cellule destinate a trasformarsi in ossa o cartilagine o altro tessuto connettivo, come si può vedere nella figura sottostante.

Differenziazione delle CSM

Differenziazione delle CSM

Fatto sta che, come si dice, tre indizi fanno una prova!

Ma forse è solo una mia impressione, magari ci sono veramente spinte dalle caste del farmaco.
Se fosse così, un premio Nobel per lo studio sulle cellule staminali, tra l’altro giapponese, non potrebbe non riconoscere la genialità dello studio.
E invece no.

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Shinya Yamanaka, premio Nobel per la medicina nel 2012 per lo sviluppo di tecniche rigenerative usando cellule staminali, e considerato dalla comunità scientifica il “padre delle staminali”, dopo aver letto il protocollo Stamina ha detto che il metodo stesso è antiscientifico e non può clinicamente funzionare.
Allora cosa vogliamo dire, che un premio Nobel capisce meno di un letterato sulle staminali?

Evidentemente per qualcuno è così… soprattutto per la cosiddetta “opinione pubblica”.
Infatti, il povero ministro Balduzzi è stato obbligato a venire incontro alla Fondazione, e oltre a permettere le cure alla piccola Sofia, per la gioia degli ascoltatori delle Iene, ha anche stanziato tre (e ripeto tre) milioni di euro per uno studio.
Il vero problema è qui!
Come può l’opinione pubblica scegliere a chi destinare i soldi della ricerca?
Tra l’altro solo avendo visto un servizio (che descrive una parziale verità) da parte di un programma televisivo?
Questo ovviamente saltando tutti i canoni della ricerca medica, che per uno come me che ci sta dentro, anche se marginalmente, risulta una cosa gravissima.
I lunghi protocolli medici esistono per un motivo: la sicurezza e la salvaguardia dei pazienti.
Se ogni folle con una cura miracolosa, sotto la spinta dell’opinione pubblica, potesse avere fondi di ricerca così alti, il sistema stesso crollerebbe, e ogni “Vanna Marchi” di turno si potrebbe permettere di sparare di cure miracolose.

Purtroppo spesso penso che la democrazia non sia fatta per la Scienza.
Spesso penso che l’opinione pubblica dovrebbe contare di meno o sentire più gli esperti e meno il cuore.
Perchè purtroppo, nella ricerca medica, il cuore c’entra poco, se si vogliono avere dei risultati.
Se si vogliono salvare Veramente delle piccole Sofia.

Saluti,

MMarans.

Il GeneChip: un sistema innovativo, semplice e rapido di analisi genetica.

E rieccomi qui a scrivere… scusate il ritardo ma ero troppo preso dalla situazione politico/economica italiana per dedicarmi alla scrittura. In un modo o nell’altro il governo si è fatto… e io ricomincio a scrivere!

Oggi voglio parlare di un argomento toccato durante un corso che ho fatto nella specialistica, e che mi ha colpito per la potenzialità, ma soprattutto per la semplicità di implementazione… il GeneChip.

Il mondo è vario... grazie alle infinite combinazioni di geni.

Il mondo è vario… grazie alle infinite combinazioni di geni.

Il GeneChip, o BioChip, o MicroArray a DNA, o come lo volete chiamare, è un dispositivo che sfrutta la fotoluminescenza (solitamente) per tracciare specifiche sequenze di DNA (in realtà RNA, ma è lo stesso) per effettuare una vera e propria analisi genetica, in modo da rintracciare malattie genetiche, disfunzioni o semplici caratteristiche cromosomiche in modo rapido ed efficace.

Solo per farvi capire la complessità del patrimonio cromosomico, basta pensare che solo il 1,5% del totale genoma umano codifica i geni, che sono tra i 20.000 e i 30.000, e che creano, attraverso l’espressione delle 23 coppie di cromosomi le milioni di differenze che ci sono tra due persone.

Le 23 coppie di cromosomi

Le 23 coppie di cromosomi

L’analisi del DNA, effettuata attraverso il DNA messaggero, chiamato RNA e che si può estrarre facilmente, è alla base della classificazione di molte malattie difficilmente valutabili.
Basti solo pensare che mentre per capire se una cellula è cancerogena o no servono una moltitudine di esami non definitivi molte volte, tramite l’analisi genetica si può capire in modo semplice ed intuitivo, come si può capire dalla figura sottostante.

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Attraverso il GeneChip quindi si possono diagnosticare disturbi genetici in poco tempo e con una procedura relativamente semplice. Come avviene una analisi genetica?
Il processo è molto intuitivo: si pone il materiale genetico sopra il chip, si aspetta che il chip si leghi al materiale genetico (spiegherò in seguito il processo preciso) e, utilizzando uno scanner e un software di analisi, si possono vedere le sezioni di DNA presenti nel campione.

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Le potenzialità sono enormi. Solo per farvi rendere conto, nella dimensione di un chip (1,28×1,28 cm) si possono effettuare più di cinque milioni di analisi contemporaneamente, ripetendo ogni analisi non una, ma milioni di volte!

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In particolare l’analisi avviene in un modo molto semplice, sfruttando RNA, che sarebbe il corrispondente del DNA, ma con singola elica.
Solo per rinfrescarvi la memoria, sono presenti 4 basi di RNA, che sono la guanina (G) che si lega con la citosina (C) e la adenina (A) che si lega con l’uracile (U).
Quest’ultimo è sostituito nel DNA originario dalla timina (T).
Quindi gli accoppiamenti sono G-C e A-U.
Vediamo ora passo passo come avviene l’analisi.

  1. Si estrae RNA dal campione che si vuole analizzare (umano o non)
  2. Si lega una molecola fluorescente al RNA da analizzare.
  3. Si pone sopra il GeneChip il materiale.
  4. A questo punto (in figura si capisce bene) si legheranno al GeneChip solo le parti di RNA corrispondenti secondo le leggi della biologia, mentre le altre non si legheranno e un successivo lavaggio le eliminerà dal chip, lasciando solo le sezioni legate.
  5. Rendendo fluorescente la zona, si osserveranno diverse “luci” in corrispondenza delle sezioni di RNA presenti.
  6. Avendo la mappa del chip si conosce ora con precisione che frammenti di RNA, e quindi di DNA, sono presenti nel campione.

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Come avete intuito quindi il GeneChip si presta a moltissimi usi, come il testing di cibi, di animali d’allevamento, test biologici per ambienti, per agricolutira, test di paternità, valutazione della pericolosità di medicine, ricerca di base ma soprattutto diagnosi di malattie umane.

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Per esempio è stato testato per la diagnosi della leucemia.
La cosa interessante, è che oltre a diagnosticare la presenza o meno della malattia, mostra direttamente anche il tipo di leucemia, come mostrato in un famoso articolo edito su Nature.
Infatti  le cellule staminali, durante le varie fasi di maturazione, danno origine a cellule di tipo mieloide e cellule di tipo linfoide: da queste si differenzieranno successivamente i globuli rossi o eritrociti, le piastrine e i globuli bianchi (leucociti e linfociti). Pertanto ci sono quattro tipi comuni di leucemia: la leucemia linfoblastica acuta (ALL), la leucemia linfocitica cronica (molto rara), la leucemia mieloide acuta (AML) e la leucemia mieloide cronica (MLL).

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Anche altre malattie sono state trattate e diagnosticate tramite GeneChip, come per esempio la fibrosi cistica o il più semplice daltonismo.

Solitamente i BioChip sono prodotti attraverso tecniche fotolitografiche industriali, ma un tipo particolare di chip al DNA merita di essere menzionato. Infatti usando la tecnica di Ink-Jet Printing (praticamente la stessa che usa la stampante che avete a casa), è possibile “stampare” un biochip.
Questo significa, in termini economici e tecnologici, la possibilità di avere un chip personalizzato a basso costo, cosa che non è possibile avere con la tecniche litografiche (che sono costose ma producono tanti campioni uguali).
Quindi molti laboratori si sono attrezzati per la realizzazione di questi chip “stampati”, secondo il processo mostrato in figura.

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Riassumendo, abbiamo visto di come sia costituito (a grandi linee) un GeneChip, e quali potenzialità hanno questi innovativi dispositivi, soprattutto dal punto di vista dell’efficacia e della personalizzazione.

Spero l’articolo vi sia piaciuto. Per domande o richieste non esitate a inviarmi una email a semplicementescienza@yahoo.it o scrivetemi su FB o Twitter.
Vorrei ringraziare il Prof. Thomas Brown dell’Università di Roma “Tor Vergata” e ricercatore del CHOOSE per avermi spiegato questo particolare argomento.
Nei prossimi articoli esaudirò una richiesta di un amico, che mi ha chiesto un articolo sulle celle solari “alternative” (in particolare quelle integrate nella case e basate su alghe) e video e foto della costruzione della mia prima macchina della verità… (di cui vi mostro la foto qui sotto). Ne vedremo delle belle!

Kit della macchina della verità appena comprata.

Kit della macchina della verità appena comprata.

Saluti,

MMarans.

I polimeri bioriassorbibili a memoria di forma possono rappresentare il futuro della medicina?

Negli ultimi anni è emersa una nuova classe di materiali in grado di modificare la propria forma se sottoposti ad un particolare stimolo esterno, che potrebbe essere un’alternativa più efficiente ed economica alle ben note leghe metalliche a memoria di forma (SMAs), soprattutto in campo biomedico.
Sono i polimeri a memoria di forma (SMPs).
Tali materiali polimerici ‘intelligenti’ sono molto interessanti per svariate applicazioni industriali; presentano inoltre molte applicazioni potenziali nel campo biomedicale, nella robotica, nell’ingegneria civile e come tessuti.
Rispetto alle SMAs  richiedono processi di produzione più economici, hanno una più bassa densità e presentano un maggior capacità di deformazione elastica (nella maggior parte dei casi di gran lunga superiore al 200%). Un confronto tra le proprietà delle leghe metalliche e quelle dei polimeri a memoria di forma è riportato nella figura sottostante.

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L’effetto di memoria di forma può essere osservato in polimeri che differiscono tra loro per struttura e composizione chimica, in quanto, differentemente dalle leghe metalliche, nei materiali polimerici tale comportamento non dipende da una caratteristica intrinseca del materiale. E’ quindi possibile sintetizzare diversi SMPs scegliendo  la composizione chimica che permette di ottenere i polimeri con le proprietà intrinseche, come le proprietà meccaniche, la temperatura di transizione, la biocompatibilità e la stabilità più idonea all’applicazione a cui devono essere destinati.
Si stanno studiando anche SMPs bioriassorbibili che permettono l’accumulo di immobilizzare e successivamente rilasciare in loco diversi tipi di farmaci che consentono, ad esempio di trattare le infezioni e ridurre la risposta infiammatoria.

Prima di entrare nel particolare delle applicazioni in cui questi strabilianti materiali possono essere usati, cerchiamo di capire brevemente come avviene questo bizzarro effetto.
L’effetto di memoria di forma nei materiali polimerici, infatti, dipende dalla struttura molecolare del polimero e dal particolare processo cui viene sottoposto tale materiale. Inizialmente il polimero viene sintetizzato e formato in una forma permanente attraverso le comuni procedure industriali utilizzate per la produzione delle plastiche. In un secondo momento si sottopone il materiale ad un processo costituito da due fasi distinte.
La prima, definita programming, consiste nella deformazione del polimero dalla forma permanente ad una forma temporanea  mediante l’applicazione di una forza; la forma temporanea deve essere mantenuta anche quando il polimero non è più sottoposto ad uno sforzo esterno.
Nella seconda fase, chiamata recovery, si sottopone il materiale ad uno stimolo particolare, a seguito del quale il SMP riassume la forma permanente. La velocità con cui si verifica deformazione dalla forma permanente alla forma temporanea nei polimeri è più elevata che nelle leghe metalliche.

Ciclo di Programming e Recovery

Ciclo di Programming e Recovery

Il processo di programming e recovery solitamente è indotto termicamente: in tale processo la forma temporanea viene fissata raffreddando il materiale al di sotto  di una certa temperatura di transizione.
I polimeri che presentano proprietà di memoria di forma indotte termicamente sono elastomeri costituiti da due fasi ben distinte.
Una fase, reversibile, è formata da catene chiamate switching segments che possono essere amorfe o cristalline. Quando il polimero viene raffreddato al di sotto della temperatura di transizione, i movimenti tra le catene vengono impediti poiché si verifica la transizione vetrosa o il processo di cristallizzazione: di conseguenza la forma temporanea si mantiene anche se il polimero non è più sottoposto ad una forza esterna.
L’altra fase, definita fase fissa, presenta invece una temperatura di fusione superiore a quelle massime raggiunte nel ciclo di programming e recovery ed è responsabile della formazione della forma permanente  nella fase di recovery dettate da interazioni di tipo fisico o di tipo chimico che fissano la forma permanente del polimero; tali interazioni vengono definite netpoint.

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Un altro possibile processo di programming e recovery sfrutta come stimolo la radiazione elettromagnetica. La forma temporanea è fissata inducendo la formazione di legami chimici mediante irraggiamento con radiazione UV caratterizzata da una specifica lunghezza d’onda. Irraggiando il polimero con una radiazione più energetica si rompono i legami formati nello step di programming ed il polimero riassume la forma definitiva.

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Inoltre sono stati proposti SMPs in cui si utilizzano altri stimoli come ad esempio un segnale elettrico, un segnale magnetico, della radiazione infrarossa o della radiazione X ed infine  l’immersione in acqua (come si può vedere in un esperimento del MIT di cui ho messo il video qui sotto), ma sono molto più rari e (spesso) scomodi da usare.

Dopo aver capito (più o meno) come avviene questo processo da un punto di vista chimico-fisico, passiamo alla parte più divertente: vedere le applicazioni che si sono ipotizzate con questi materiali, concentrandoci in particolare su quelle in cui sono usati come materiali bioriassorbibili per applicazioni mediche.
Infatti, i dispositivi a base di SMPs bioriassorbibili non richiedono una procedura chirurgica di rimozione; inoltre richiedono procedure di impianto meno invasive poiché i dispositivi possono essere introdotti nel corpo del paziente in forma compressa e successivamente recuperare la forma permanente in loco, al fine di assolvere la loro funzione, soprattutto se si prendono in considerazione quelli attivati termicamente che possiedono una temperatura di transizione nel range tra la temperatura ambiente e quella corporea (circa 37°C).
I materiali polimerici bioriassorbibili che presentano proprietà di memoria di forma fino ad ora proposti sono costituiti dai polimeri bioriassorbibili più usati in campo clinico, tra cui, ad esempio il PGA (acido poliglicolico), il PLA (acido polilattico), il PCL (poli ε-caprolattone), il PDS (poli diossanone). Sono stati sintetizzati polimeri costituiti da netpoint sia di tipo fisico sia di tipo chimico.

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Nella tabella sottostante riportiamo uno schema generale dei SMP biodegradabili proposti in letteratura in cui vengono descritte le proprietà di memoria di forma dei polimeri, le caratteristiche di degradazione in ambiente biologico, ed eventuali test di biocompatibilità effettuati in vitro o in vivo.Immagine

Tralasciamo per un attimo il campo medico, per introdurre le applicazioni che si possono realizzare con i polimeri a memoria di forma negli altri campi.
Una delle prime applicazioni industriali è stata proposta nel campo della robotica: sono state sviluppate delle pinze morbide da fornire in dotazione ai robot.
Un’altra curiosa applicazione studiata in India consiste nella produzione di tessuti ritraibili per fornire indumenti le cui maniche, se soggette all’alta temperatura (quindi con il sole o con il caldo), si arrotolano da sole.

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Senza parlare dell’applicazione per vistiti “auto indossanti”, come si può vedere dal video qui sotto, in cui si usa una famosissima “modella”.

Nel campo automobilistico si stanno studiando componenti che si “autoriparano” grazie ad un trattamento termico che permette di riportare il pezzo al suo stato originale.

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Come applicazione avanzata la D.A.R.P.A., l’agenzia per i progetti di ricerca avanzata per la difesa degli Stati Uniti, sta studiando un aircraft le cui ali, costruite con polimeri a memoria di forma, possono richiudersi su loro stesse.

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Come abbiamo già detto però il campo in cui si stanno studiando con maggior successo le applicazioni dei SMPs è quello biomedico.

In Cina sono in produzione delle ingessature con l’anima in SMPs che garantiscono una ottima adesione sulla pelle ed allo stesso tempo permettono di immobilizzare la zona. Per ovviare all’eventuale restringimento della struttura causato dall’innalzamento della temperatura in questo caso l’attivatore dell’effetto di memoria di forma non è il calore ma una sorgente a raggi X.

Dei ricercatori tedeschi e inglesi invece stanno studiando possibili applicazioni dei SMPs nell’ortodonzia: sono stati prodotti degli archi per ortodonzia polimerici, il cui effetto di memoria di forma è indotto dalla radiazione ultravioletta, e che possono essere una valida alternativa a quelli ad ora in commercio, costituiti da leghe metalliche a memoria di forma.

E’ stato proposto inoltre di utilizzare i SMPs per produrre stent pediatrici che permettano di superare le forti limitazioni delle leghe a memoria di forma in questo tipo di applicazioni: gli stent di SMAs una volta impiantati non sono infatti in grado di espandersi sufficientemente durante la crescita del paziente.

Sono stati sviluppati microattuattori per la rimozione di coaguli sanguigni prodotti in poliuretano con proprietà di memoria di forma. Tali dispositivi vengono inseriti in forma di filo (forma temporanea ottenuta per elongazione del polimero) mediante catetere fino al raggiungimento dell’occlusione del vaso; in loco riacquistano la forma originaria grazie al calore (generato attraverso irraggiamento con radiazione laser) permettendo di rimuovere il trombo e di ripristinare il flusso sanguigno.

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Molto recentemente sono state studiate potenziali applicazioni dei SMPs nella cura  di aneurismi.

Usando polimeri a memoria di forma, si è visto che è possibile occludere un aneurisma con tecniche non invasive, inserendo una schiuma di SMPs grazie ad un catetere a fibra ottica fino alla zona di rilascio, ed aspettando l’espansione della schiuma fino alla avvenuta occlusione.

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Per la cura di aneurismi sono stati usati anche SMPs a base di poliuretani, combinati con proprietà CHEM (Cold Hibernate Elastic Memory, ovvero schiume a memoria di forma sviluppate dalla Mitsubishi): queste schiume raffreddate vengono inserite in forma compressa all’interno dell’aneurisma stesso, poi grazie alla temperatura corporea, la schiuma si espande e occlude. Nella figura in basso sono riportati gli ottimi risultati prodotti dai test in vivo: si può osservare la chiusura dell’aneurisma sia da una vista superiore (A) che dalla sezione assiale (B).

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I dispositivi prodotti con i polimeri a memoria di forma permettono di sviluppare procedure di impianto poco invasive, non necessitano di una successiva procedura di rimozione ed eventualmente premettono l’incorporazione di farmaci che possono essere rilasciati in loco per trattare le infezioni e ridurre la risposta infiammatoria.

Nell’ambito delle suture bioriassorbibili intelligenti si sono ottenuti degli ottimi risultati grazie all’utilizzo di un copolimero formato da OCL (oligo-ε-caprolattondiolo) e da ODX (oligo-p-diossanon-diolo) che possiede delle straordinarie qualità, tra cui la bioriassorbibilità, una elongazione fino al 1000% prima della rottura ed una temperatura di transizione di circa 40°C.

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Gli autori di questo studio, in particolare, propongono una possibile soluzione al problema più gravoso della chirurgia endoscopica. In questo tipo di procedura infatti è molto difficile manipolare manualmente la sutura per fornire la corretta tensione al filo: se si comprime troppo il tessuto c’è rischio di necrosi dello stesso, mentre se la sutura è troppo lenta  si genera un tessuto che non presenta le adeguate proprietà meccaniche. Mediante test in vivo su animali è stata dimostrata l’efficacia di fili di sutura prodotti con l’SMP biodegradabile citato: utilizzando tale materiale è possibile progettare un filo di sutura intelligente la cui forma temporanea deformata mediante elongazione consenta una facile applicazione; quando il filo si trova in contatto con l’ambiente corporeo alla temperatura di 37°C, quindi al di sopra della temperatura di transizione, grazie all’effetto di memoria di forma ritorna alla sua forma permanente.

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Dal 2003 sono in commercio stent metallici a memoria di forma ricoperti esternamente da uno strato polimerico che permettono di rilasciare farmaci grazie ai quali è possibile combattere le infezioni e ridurre la probabilità di restenosi. Molto recentemente è stato dimostrato che è possibile utilizzare anche stent costituiti da SMPs bioriassorbibili che assolvono le medesime funzioni di drug delivery: infatti è possibile caricare tali polimeri con dei farmaci senza che quest’ultimi influenzino l’effetto di memoria di forma. E’ stato inoltre verificato che la biodegradabilità ed il rilascio graduale dei farmaci non si influenzano tra loro; inoltre la cinetica con cui il farmaco viene rilasciato nell’organismo non viene modificata dal processo di programming e ricovery.

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Ricapitolando, i polimeri a memoria di forma sono materiali intelligenti che, in determinate condizioni, sono in grado di mantenere una forma deformata in assenza di uno sforzo esterno, e poi di riacquistare la loro forma permanente qualora siano sottoposti ad un particolare stimolo. Questo comportamento è stato osservato in materiali polimerici dalla struttura chimica molto differente, che reagiscono a stimoli di natura molto diversa tra loro. Parte della ricerca si sta tuttora focalizzando sulla ricerca di stimoli differenti dal calore (quali ad esempio la presenza di un campo magnetico, l’irraggiamento con radiazione UV o l’immersione in acqua) che permettano di generare l’effetto di memoria di forma.
Per applicazioni biomedicali si stanno sviluppando polimeri biocompatibili che presentano una temperatura di transizione nell’intorno di quella corporea.
I risultati, spesso molto positivi, ottenuti da studi in vitro e in vivo su SMPs biocompatibili, ed eventualmente biodegradabili, e le loro uniche proprietà li rendono idonei per molti tipi di impianti, ed è quindi molto probabile che nei prossimi anni sia avviata e portata a termine con successo la fase di sperimentazione preclinica di questi impianti, a cui dovrebbe seguire l’introduzione dei dispositivi a base si SMPs nelle procedure cliniche.

Spero che l’articolo vi sia piaciuto.
Vorrei ringraziare pubblicamente la mia compagna di studi dell’Università, con la quale ho realizzato questa tesina un paio d’anni fa oltre a tanti altri progetti che magari in futuri vi presenterò, ovviamente in forma “alleggerita”.
Purtroppo l’esame in questione poi non l’ho concluso per problemi con la Professoressa che teneva il corso, ma l’argomento mi è sempre rimasto nel cuore, e spero interessi anche a voi, coraggiosi lettori.

Saluti,

MMarans.

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«Scientific journalism is too important to be left to journalists» Richard Dawkins

Cavolate in libertà

Nessuna opera che non abbia un carattere goliardico può essere un capolavoro.

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"Nulla più della musica ha il poter di evocare un’atmosfera, di accendere un ricordo, di far rivivere un attimo con intensità. Un frammento di musica, può giungerci all’improvviso, cosi come un profumo, mentre camminiamo per strada, e subito un’ondata di ricordi e emozioni si rovescia su di noi. La musica infatti, ci accompagna in ogni momento e in ogni età, costituisce la colonna sonora del film che è la vita."

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