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Tutti in bici!

In questi giorni estivi non ho scritto, e mi scuso con ogni mio lettore (o pseudo-tale) per aver trascurato il blog, ma se devo essere sincero avevo bisogno di una pausa dal lavoro per ricaricare le pile e ricominciare al meglio il nuovo anno lavorativo (e anche il blog).
A questo punto vi starete aspettando un articolo mio… e qui vi sbagliate!

Per la prima volta SempliceMenteScienza ospiterà un articolo non scritto da me, ma da una cara amica, che chiameremo con lo pseudonimo Asteg.
Sono molto critico nei confronti degli altri scienziati, ma forse per il fatto che la conosco da più di un decennio, non riesco a non nutrire profonda ammirazione per questa carissima amica.
Laureata in Ingegneria Civile, ha fatto il grande salto (quello di cui non ho avuto coraggio o opportunità)  andando a studiare all’estero, tra l’altro in una famosissima università belga.
Non vedo l’ora di vedere i vostri commenti sull’articolo… chissà che non la spronino a scrivere ancora sul mio blog.

Ora non posso che lasciarvi al suo articolo, sperando in altre bellissime collaborazioni.

Sentir parlare di “mobilita’ sostenibile” sembra qualcosa di cosi distante e astratto ma e’ un concetto molto più pratico e terreno di quello che si possa pensare. Non e’ facile cambiare le proprie abitudini, il proprio stile di vita soprattutto quando si vive in una grande città dove le circostanze non ti permettono di trovare una valida alternativa all’utilizzo della macchina e del motorino. C’e’ pero’ un mezzo di trasporto che sta prendendo piega negli ultimi anni e che secondo me e’ un giusto compromesso tra i diversi modi di trasporto presenti: la bicicletta elettrica.
La ricerca ingegneristica (nel campo dei trasporti) sta facendo passi da gigante nello studiare come questo mezzo di trasporto possa favorire la transizione dal mezzo di trasporto privato ad un mezzo “sostenibile”. Ma cosa si intende per mobilita’ sostenibile? Con questo termine intendiamo l’insieme dei mezzi di trasporto in grado di diminuire gli impatti ambientali sociali ed economici generati dai veicoli privati.
E perché proprio la bicicletta elettrica? Quali sono i suoi punti di forza?

  • Riduzione dell’inquinamento
  • Benefici psico-fisici
  • Poter percorrere quelle lunghe distanze non possibili con una bicicletta normale
  • Riduzione della congestione

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Utopia? Non credo.

In un’Italia in cui non si hanno le infrastrutture necessarie a supportare l’utilizzo delle biciclette normali e che quindi non incentivano gli utenti (soprattutto per motivi di sicurezza) ad utilizzarle, la bicicletta elettrica diventa una valida alternativa soprattutto perché utilizzabile da chiunque…Gli sforzi fisici sono nettamente minori rispetto a quelli che vengono fatti utilizzando le bici ordinarie…non c’e’ più il problema di arrivare “sudati” sul posto di lavoro (non c’e’ quindi più la necessita’ di avere degli appositi spogliatoi o docce)…Risparmio notevole a livello di costi e anche di tempo soprattutto nelle piccole-medie distanze.
E’ ovvio si tratta di un completo cambio culturale soprattutto per città in cui questa cultura non c’e’ mai stata…
Diventa praticamente impossibile richiedere un’imminente miglioria delle infrastrutture viarie ma si potrebbe iniziare ad incentivare l’utilizzo delle biciclette elettriche aumentando le postazioni di ricarica (soluzione migliore e’ ricaricare durante le ore lavorative e mentre si e’ a casa), diminuendo i costi di acquisto…e poi, da parte nostra, grande sforzo culturale e apertura mentale verso qualcosa a cui non siamo abituati.

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E’ possibile e io ne sono un esempio.
Venticinque anni della mia vita passati nella città più bella del mondo (Roma) ma anche quella meno adatta a questo tipo di mezzo di trasporto. Da sei mesi vivo in Belgio per motivi lavorativi (dottorato di ricerca nel campo delle bici elettriche J) e ho totalmente cambiato tutte le mie abitudini…niente più macchina,niente più motorino (per dieci anni e’ stato il mio compagno di vita)…solo bici (normale) e non toglietemela vi prego. Non e’ semplice…ma quando ti accorgi che ne guadagni sotto tutti i punti di vista diventa difficile tornare indietro.

Ho preferito un articolo con un approccio meno scientifico e più teorico ma che possa dare a tutti una panoramica del problema. Se ovviamente siete interessati a saperne di più sotto qualsiasi punto di vista non esitate a contattarmi all’e-mail di SempliceMenteScienza (semplicementescienza@yahoo.it).
Sara’ un piacere per me rispondermi e “farvi avvicinare”, per quello che mi e’ possibile, a qualcosa di nuovo che pero’ potrebbe diventare una simpatica realtà!!

Asteg.

 

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Fusione Fredda: Pericolo o Salvezza?

Oggi voglio parlare di un argomento che mi è stato a cuore da sempre: il processo di fusione fredda.
Sconosciuto ai più, è un processo ipotetico (o pseudo-tale) che potrebbe risolvere il più importante problema che avremo da qui ai prossimi cento anni: l’Energia.
Ogni giorno sentiamo parlare di Energia… in fondo è uno dei più grandi problemi del nostro tempo è l’energia…  ma cosa si intende per Energia?
Energia è vita, è sopravvivenza, è speranza, ma energia è anche guerra, distruzione, potere; in tutto il mondo ci sono e ci saranno proteste, guerre, idee, ma la verità è che l’energia è controllo, e le persone che controllano l’energia sono i ricchi ed i potenti della Terra: presidenti, industriali, ministri, persone che esercitano su di noi il controllo e che per questo non ci lasceranno l’energia, né ora né mai.

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Questo grafico mostra le attuali e le future fonti d’energia indicando la quantità d’energia prodotta.
Tra 5, 10 o anche 20 anni, ma comunque prima di quanto possiamo immaginare, il petrolio sarà antieconomico da prelevare e quindi verrà man mano abbandonato a favore d’altre fonti energetiche. E questo è il punto cruciale. Quale sarà questa nuova fonte?

  • Carbone: ci sono ancora enormi giacimenti, ma inquina moltissimo, qualsiasi tecnologia si utilizzi: è un residuo fossile ricco di carbonio quindi come minimo produrrà enormi quantità di gas serra, e questo non è accettabile.

    Centrale a Carbone

    Centrale a Carbone

  • Gas naturale: ce n’è ancora ma anche questo andrà ben presto ad esaurirsi, il mondo ha sete di energia e il gas ha una bassa densità energetica (produce poca energia).
  • Energia nucleare: questa produce energia ad alta densità e quanta se ne vuole.
    Il problema maggiore è la sicurezza delle centrali, unito all’enorme quantità di rifiuti radioattivi che si vengono a creare, la movimentazione di tutti questi rifiuti che sono un continuo e reale pericolo non solo per l’umanità ma per la vita dell’intero pianeta. Basta ricordarsi che l’uomo si trovò davanti al suo totale fallimento il 25 aprile del 1986, quando a Chernobyl accadde una cosa che segnò per sempre la storia dell’umanità: durante lo spegnimento del reattore 4 della centrale della città sovietica, si perse il controllo del nocciolo, che esplose.
    Oltre ai morti immediati, ne seguirono altri 1.000 nei mesi successivi.
    Sono morte, fino ad oggi, secondo l’OMS, circa 4.000 persone, ma ne risultano 270.000 contaminate.

    Centrale Nucleare

    Centrale Nucleare

  • Energia “pulita”: la cosiddetta energia “pulita”, idroelettrica, geotermica, eolica, solare, delle maree, non potrà mai produrre l’energia necessaria al sostentamento mondiale, ed, anzi, potrebbe provocare un aumento della forbice tra i paesi industrializzati e quelli del terzo mondo; infatti, quest’energia, basterebbe per i paesi industrializzati, che farebbero alzare il prezzo e così ne acquisirebbero il monopolio, e per questo non è una risposta coerente al problema energetico.
    Sarebbe bello, sarebbe una vera speranza, riuscire a produrre l’energia per il fabbisogno mondiale tramite energia pulita, ma non è una cosa auspicabile, se non su piccola scala e con soldi a fondo perduto dati dalle istituzioni per lo scopo.
    In linea teorica si potrebbe fare, basta vedere l’immagine sottostante, ma realizzare una vera “Casa Ecologica” comporterebbe un grande dispendio di risorse e tempo, per non parlare della totale rivoluzione catastale, legislativa e territoriale di cui si avrebbe bisogno per arrivare al risultato.
    E’ più una speranza che una vera soluzione, almeno parlando nel breve-medio termine e con città costruite e non da costruire partendo da zero… penso proprio che su questo argomento, come sulle Torri Solari, ci farò un bell’articolo tra non molto tempo, sicuramente inserendo dentro uno dei miei progetti preferiti, il Venus Project e parlando di economia delle risorse.

    Casa Ecologica

    Casa Ecologica

  • L’idrogeno……… l’idrogeno non è una fonte energetica!!!
    Può essere visto come un accumulatore, un metodo di conservazione dell’energia prodotta con qualche altro mezzo, sia esso pulito (solare, eolico, geotermico) o classico (carbone, petrolio, gas).
    Ma allora, come e perché si parla tanto di “idrogeno pulito”, “emissioni zero”, “futuro all’idrogeno”?
    Il mezzo è la disinformazione (l’arma non convenzionale più utilizzata in questi anni), che può essere venduta dai media grazie alla sostanziale ignoranza della gente su questi argomenti piuttosto tecnico-scientifici. Il movente che porta a spacciare queste bugie è molto, molto importante per lo status quo attuale e si può riassumere in una sola parola: CONTROLLO.
    L’idrogeno non si può fare in casa, è complesso da maneggiare, ci vogliono enormi tecnologie e capitali per tutta la struttura che lo crea lo regge e lo sfrutta: ha bisogno di un sistema per essere utilizzato. Esattamente come è accaduto ed accade tutt’oggi per il petrolio, infatti, il sistema idrogeno è monopolizzabile, è controllabile e quindi crea una merce che può essere venduta; si può decidere il prezzo al quale venderlo, si può decidere di ottenerlo bruciando carbone o la foresta amazzonica e bisogna trasportarlo, bisogna costruire condotti, distributori, centrali dove crearlo, stoccarlo. Insomma una copia precisa del sistema petrolifero.
Stazione di distribuzione di idrogeno per autovetture

Stazione di distribuzione di idrogeno per autovetture

Si dice che l’idrogeno verrà prodotto da fonti pulite e se così fosse sarebbe veramente pulito.E’ vero, ma purtroppo la quantità di idrogeno che si potrebbe creare con fonti rinnovabili è troppo poca e costosa per poter essere seriamente adottata come mezzo principale, tranne in casi come quello islandese, dove grazie alla ricchissima presenza di energia geotermica ed idrica si potranno veramente ottenere grandi quantità di idrogeno in maniera pulita. Ma questi casi sono purtroppo rari e circoscritti a pochissime realtà.

E allora? Dovremo ritrovarci ancora una volta di fronte ad un monopolio energetico che faccia il bello ed il brutto tempo come e quando vuole? No! Una soluzione già esiste, non è l’unica ma sicuramente è la più importante, quella che potrà veramente portare l’umanità da un sistema energetico limitato e monopolistico all’abbondanza di energia pulita, sicura e localizzata. Vi sembra impossibile? Ha un nome, un nome che grazie all’accurato lavoro dei media e del potere economico vi farà venire un risolino sulle labbra: FUSIONE FREDDA.

Il 23 marzo 1989 gli elettrochimici Martin Fleischman e Stanley Pons, dell’università dello Utah annunciarono di aver rivelato un processo di fusione degli atomi di deuterio (un isotopo dell’idrogeno) in acqua (D2O), a temperatura ambiente, in cella elettrolitica con catodo di palladio.  Il tempestivo interesse dei mezzi di comunicazione di massa lasciò supporre due cose: o era davvero una scoperta fondamentale, oppure era la classica bufala che veniva spacciata per scoop.  In ogni caso in tutto il mondo si cercò di riprodurre l’esperimento, per vedere di cosa si trattasse. Fu chiaro da subito un grosso problema: la riproducibilità dell’esperimento non era garantita, c’era qualcosa che sfuggiva.

Martin Fleischmann e Stanley Pons

Martin Fleischmann e Stanley Pons

Una caratteristica fondamentale della ricerca scientifica è la riproducibilità: quando è chiaro quali sono le condizioni in cui si manifesta un certo fenomeno (pressione, temperatura, purezza dei materiali, etc) l’esperimento deve potersi ripetere con una sua regolarità, e questo non avveniva con il “reattore freddo”.
Il 22 aprile del 1989 (a meno di un mese dalla pubblicazione del lavoro di Fleishman e Pons), il fisico italiano Francesco Scaramuzzi (tra l’altro scrittore di un bellissimo libro gratuito sull’argomento), dell’ENEA di Frascati, presentò una relazione in cui dimostrò l’emissione di neutroni da parte di sistema deuterio-titanio.
Si trattava di un sistema diverso da quello utilizzato dai due statunitensi ma sembrava dimostrare inequivocabilmente la possibilità di reazioni nucleari degli isotopi dell’idrogeno, se posti in opportune condizioni insieme a metalli come il palladio od il titanio. Infatti l’emissione di neutroni sarebbe altrimenti inspiegabile per motivi esclusivamente chimici.
Se da un lato questa era un’ottima notizia, poichè sembrava confermare la possibilità di reazioni nucleari “fredde”, dall’altro riportava in primo piano il problema dei rifiuti radioattivi, poichè l’emissione di neutroni è una grossa fonte di radioattività. La relazione di Scaramuzzi ed altri risultati spingevano ancora di più a tentare di riprodurre l’esperimento iniziale, od alcune sue varianti. I risultati continuarono ad essere incerti e ciò allontanò quasi subito l’interesse dei più scettici e dei media, che si portarono appresso l’interesse della popolazione mondiale.
Anche nei laboratori che ottenevano i risultati migliori gli esperimenti non andarono sempre nel verso sperato.
Ciononostante le ricerche proseguirono, ed alcune industrie giapponesi decisero di investire i loro soldi nel campo. Produssero anche dei brevetti, ma sempre con le caratteristiche di imprevedibilità di funzionamento.

L’unica cosa che fu chiara da subito è che la realizzazione della fusione fredda non capovolge nessuna delle leggi della fisica a noi note: si tratta solo di una reazione di catalizzazione, molto importante per i nostri scopi tecnologici, forse, ma assolutamente ininfluente sulla nostra comprensione generale del mondo.
Passarono gli anni e l’interesse del pubblico diminuì. Lo spettro di una crisi energetica era stato sempre presente negli anni ottanta, ma venne dimenticato ben presto negli anni novanta. La gente aveva già una fonte di energia abbondante ed economica: è il petrolio, perchè parlare d’altro?

Cerchiamo ora di capire meglio come avviene questo processo: si prendono due elettrodi, uno di platino e uno di palladio, si mettono in una soluzione elettrolitica contenente acqua pesante (D2O), il tutto in un contenitore di vetro ben isolato dall’esterno. Si apporta elettricità al sistema e l’effetto sarà che il deuterio si accumulerà in grande quantità nel palladio, che per la sua struttura funziona.
All’interno del palladio gli atomi di deuterio si accumulano in spazi sempre più ristretti, così gli atomi saranno costretti ad essere sempre più vicini, sempre più vicini, fino al punto di fondersi, dando origine ad atomi di elio e neutroni di scarto, con emanazione di calore. Il sistema si può immaginare come una spugna molto porosa.

Reazione alla base della fusione fredda

Reazione alla base della fusione fredda

Il processo della fusione nucleare e dell’emissione di calore inizia soltanto dopo un circa un’ora e solo quando il numero di atomi di deuterio superano quelli del palladio.
Il rendimento che si ottiene è di circa il 1000 %. In questo modo si ricava calore da fusione nucleare a temperatura ambiente con strumenti e conoscenze utilizzabili quasi da chiunque poiché il materiale che si usa è quello di un semplice laboratorio chimico.
Inoltre il costo è veramente irrisorio poiché si parla di cifre intorno ai 300 euro per ottenere circa 10 Kwh per ben 500 anni! La fusione fredda è energia ad alta densità che si può ottenere in modo semplice.

Schema di un ipotetico reattore a fusione fredda

Schema di un ipotetico reattore a fusione fredda

Questo vuol dire che si può avere tutta l’energia che ci serve ovunque ci serve senza alcun bisogno di doverla trasportare. Si può creare in sito. Non ha bisogno di centralizzazione. Non esisterà mai una centrale a fusione fredda.
Ho bisogno d’acqua calda? Non ho bisogno neppure di uno scaldabagno poiché con una “pila” a fusione fredda della grandezza di un’unghia posta su ogni rubinetto di casa mia potrò avere acqua calda quando e quanta ne voglio!
Un pò d’anni fa Carlo Rubbia (nobel per la fisica per la scoperta dell’interazione bosonica Z e W e tra gli ideatori delle Torri Solari) disse queste testuali parole: “Se la fusione fredda funziona vuol dire che Dio è stato molto, molto buono con noi”.

Negli ultimi anni poi sono state sviluppate nuove tecniche che in verità hanno maggiormente aumentato il mistero, come l’uso di particolari accorgimenti sugli elettrodi soprattutto l’uso di acqua normale.
Risultati sorprendenti mostrano rendimenti energetici addirittura del 900% utilizzando acqua del rubinetto, senza usare materiali impossibili come il deuterio o il palladio e senza spreco di soldi: per pochi soldi potremmo avere ognuno in casa il proprio generatore d’energia, un energia pulita e a basso costo, e a qualcuno questo non va assolutamente bene.

Non dico che tutto questo non può essere smentito, ma che andrebbe verificato realmente, non limitando i fondi verso questo filone di ricerca, ma anzi puntando ogni nostro sforzo nel raggiungere questo traguardo, che potrebbe portare ad una nuova era dell’uomo sul pianeta.
Ed è proprio qui che si creano i problemi: ci sono in ballo ricchissimi brevetti e il Premio Nobel. Le teorie della “Scienza” sentono in pratica il profumo dei soldi. Non secondario é il problema economico: cosa succederebbe, tra l’altro, se tale reazione nucleare arrecasse del benessere a tutta la popolazione mondiale e nello stesso tempo risolvesse il crescente inquinamento del pianeta?
Ci accorgiamo purtroppo che il vero problema é l’uomo.
Sicuramente il suo spirito è malato. Uno spirito che ha portato la scienza in un vicolo cieco dove scegliere se stare dalla parte del profitto o dalla parte della energia per tutti.

Vi lascio con un video che ho trovato in rete da scaricare e vedere.
Per ulteriori informazioni vi segnalo un sito molto bello, quello del ProgettoMeg.

Saluti,

MMarans.

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