Archivio mensile:gennaio 2013

Cosa studia la “Scienza dei Materiali”?

Spesso, nella mia vita, mi sono imbattuto in momenti di imbarazzo o difficoltà nel momento in cui, una persona appena conosciuta o che non vedevo da molto tempo, mi poneva questa fatidica domanda: “Cosa studi?”.
Per me la risposta era semplice e ovvia… “studio Scienza dei Materiali”. Mediamente le persone avevano tre reazioni:

  • Facevano finta di aver capito e cambiavano discorso.
  • Scappavano il più lontano possibile staccando il telefono e non facendosi più sentire.
  • Cambiavano espressione facendo una faccia a metà strada tra il sorpreso e lo sconvolto.

Raramente mi sono state chieste spiegazioni su cosa fosse e soprattutto a cosa servisse la Scienza dei Materiali.
Ed ecco il motivo di questo “articolo”, se così si può chiamare.

La mia vita cambiò dopo aver letto un fumetto...

La mia vita cambiò dopo aver letto un fumetto…

Ma partiamo con ordine… innanzitutto devo spiegare perchè scelsi questo “strano” corso di laurea. Il racconto ha dell’incredibile, ma vi assicuro che è proprio quello che accadde. Ero sempre stato un ragazzo appassionato di scienza, fin da bambino.
Non sono mai stato un assiduo lettore di fumetti, ma ce ne fu uno che colpì la mia attenzione fin dall’inizio, e che rimase l’unico che ho letto in modo completo e che in qualche modo, ha cambiato la mia vita: PKNA (PaperiniK New Adventure)… forse… ma che dico… sicuramente, il miglior fumetto mai creato in Italia.
In uno degli albi più belli, in cui il protagonista (PK, cioè l’alter-ego di Paperino) veniva spedito in Siberia in una specie di Tunguska a difendere un meteorite alieno, una frase colpì la mia giovane mente: “Sei laureato in Scienza dei Materiali?”… fu una folgorazione.
Scelsi la materia per la tesina del liceo proprio dopo uno studio su cosa fosse questa materia (alla fine come argomento portai la Fusione Fredda, intrisa però di Scienza dei Materiali in ogni dove!).

Chiedendo alla mia Professoressa di Scienze dove avessi potuto prendere altre informazioni, questa mi suggerì naturalmente qualche sito, ma soprattutto mi disse che se volevo approfondire questi argomenti, viste le mie potenzialità e passioni, dovevo pensare seriamente se valeva la pena iscrivermi in una delle facoltà più difficili e meno conosciute d’Italia: la Scienza dei Materiali.
La cosa incredibile è che a distanza di un annetto questa Professoressa non ricordava il nostro discorso, e questo ci poteva stare, ma soprattutto asseriva di non aver mai sentito parlare della Scienza dei Materiali!!!

Oramai però mi ero iscritto, io come altri 62 coraggiosi ragazzi (almeno a Roma),,, anche grazie a Piero Angela. Eh si, perchè parlando con i miei compagni di studio, alla fine tutti ci eravamo decisi dopo aver visto una puntata di SuperQuark in cui era presente un servizio sulla Scienza dei Materiali, che, se ne avete voglia, potete visualizzare o scaricare dal sito dell’Università di Torino.

Ma cosa è la Scienza dei Materiali? Cosa studia?
E in fondo, perchè uno dovrebbe studiare una materia così strana?

Per far capire in modo semplice cosa rappresenta e su cosa si basa questa materia, uso le parole proprio di Piero Angela, prendendole da un libro scritto da un mio Professore (in realtà quasi un “mentore” più che un professore), il cui tema centrale era la vita e le scelte di quaranta Scienziati dei Materiali (magari un giorno… nel seguito potrei esserci anche io!!)

“Aprite un computer, un iPad, un’automobile o qualsiasi altra tecnologia e vi troverete dentro un materiale avanzato. E se non lo troverete lì, lo troverete nel loro processo di produzione. Questa scienza a cavallo fra la fisica, la chimica e l’ingegneria produce infatti nuovi materiali dalle proprietà straordinarie. E’ così che sono nati il goretex, il teflon, i cristalli liquidi, le fibre ottiche, i superconduttori per treni a levitazione magnetica, il kevlar, le fibre di carbonio per attrezzi sportivi e aeroplani, e mille altre cose. La scienza dei materiali, insomma, realizza un po’ il sogno degli antichi alchimisti…”

Naturalmente, chi meglio di Piero Angela poteva descrivere questa straordinaria e rivoluzionaria materia?
Oggigiorno, la Scienza dei Materiali ha ampliato ancora più i suoi campi applicativi, non concentrandosi solo sull’elettronica e la meccanica, che comunque restano i settori di maggior impiego, ma passando alle plastiche, alle ceramiche, alla medicina, fino ad arrivare ai compositi, ma anche a settori più esotici come la cosmesi o la moda.

Il settore però in cui lo scienziato dei materiali si trova più a suo agio, rispetto ad un ingegnere, un fisico o un chimico è proprio quella parte delle scienze che sono nate con lui, di cui è stato il fondatore e che lega tutte le materie di cui è conoscitore: le Nanotecnologie (o Nanoscienze).
Non a caso, infatti, la prima facoltà di Scienza dei Materiali fu istituita alla Northwestern University dell’Illinois nel 1955, e quattro anni dopo, il fisico Richard Feynman diede il là alle Nanoscienze con la sua famosa lezione “There’s plenty of room at the bottom” (“C’è un sacco di spazio giù in fondo”), in cui introduceva il concetto stesso di Nanotecnologia.

Richard Feynman durante la famosa lezione "There's plenty of room at the bottom"

Richard Feynman durante “There’s plenty of room at the bottom”

Perchè proprio la Nanotecnologia? Bè.. la risposte è semplice e allo stesso tempo complessa.
In modo semplicistico, lo scienziato dei materiali è un buon fisico, un buon chimico, un buon informatico, un buon matematico, un buon biologo… non sarà mai al livello dei fisici nella fisica e così via… ma conosce tutte le materie in modo poco approfondito ma completo.
In fondo, l’unica materia che conosce in modo completo e approfondito è la chimica-fisica, che è alla base delle nanotecnologie.

Non volendo essere troppo tediante e palloso, concludo il mio articolo sulla Scienza dei Materiali dicendovi che ogni materiale, o tecnologia di cui ho parlato sarà approfondita nel mio blog in futuro.
Vi lascio non con parole mie, ma con quelle proprio del Professore che mi ha introdotto alla Scienza dei Materiali… in modo da darvi un’idea visiva di quello che questa bellissima Scienza, la “mia” scienza, rappresenta.

Saluti,
MMarans

PS: Come al solito per ogni curiosità sarò bel lieto di rispondere.

Come funziona un pannello fotovoltaico?

Durante la mia vita mi sono avvicinato e ho “toccato” diversi campi… dall’astrofisca alla chimica, dalla fisica alla programmazione informatica. Una volta preso il diploma ho scelto di prendere Scienza dei Materiali all’università. Inizialmente è stata una vera folgorazione… tutte le materie che più amo racchiuse in un unico corso di laurea. Pensavo di aver visto tutto, di essere appassionato di tutte le materie in egual modo, fino a quando, il terzo anno, non ho incontrato la materia che ha cambiato la mia vita… la Domotica.

Purtroppo non mi occupo di domotica in ambito lavorativo per ora (infatti mi occupo di biomateriali e elettronica), ma in effetti fin dal primo giorno ho capito che quel corso di laurea avrebbe cambiato la mia vita. Forse sarà stata la bravura del professore… sinceramente non un “mostro” (nel senso buono del termine) come altri, ma con una facilità di spiegazione che ho incontrato poche volte nella vita. Era talmente facile seguire il suo corso che molto lo snobbavano, non capendo le opportunità che ci stava aprendo.
Così per me non è stato… sono stato catturato dalla domotica, tanto che il mio sogno è poter lavorare per una azienda che si occupa di questo.

DOMOTICA

Ma cosa è la domotica?

Citando Wikipedia… “La domotica è la scienza interdisciplinare che si occupa dello studio delle tecnologie atte a migliorare la qualità della vita nella casa e più in generale negli ambienti antropizzati.” In poche parole è la tecnologia che si applica alle case ed, in generale, agli edifici, siano essi residenziali, industriali o di altro genere, come per esempio gli ospedali.

Purtroppo la domotica in molti campi è considerata un bene di lusso dalla maggior parte delle persone, una cosa che semplifica la vita ma neanche tanto… in fondo, molti mi hanno detto, che mi importa di poter alzare le tapparelle con un telecomando quando posso farlo tirando una cinghia???
In realtà la domotica si occupa di tante altre cose, come si può vedere dallo schema che riporto qui sotto.

SCHEMA DOMOTICA

In effetti però non ho scritto questo articolo per parlare della domotica in generale, ma per spiegare il funzionamento di uno dei pochi strumenti che questa scienza ci ha fornito che stanno entrando con forza nella vita quotidiana… i Pannelli Fotovoltaici.

Innanzitutto bisogna distinguere i Pannelli Fotovoltaici (PF) dai Pannelli Solari Termici (PST). Infatti i PST sono solo dei riscaldatori attaccati ad un boiler che permette di avere acqua calda senza lo spreco di corrente elettrica o gas.

Ben diverso invece il discorso per i Pannelli Fotovoltaici. Tutti sappiamo bene cosa fa in pratica un PF: Converte la luce del sole in corrente elettrica. Quello però che in tanti (spero) si chiedono è: come funziona? Qual è il principio secondo il quale si può convertire energia solare in elettricità? E che principio fisico si sfrutta?

Ecco… queste sono le domande alle quali vorrei rispondere in questo articolo, naturalmente senza entrare in boriosi discorsi di fisica avanzata o ingegneria. Vediamo nel modo più semplice possibile quindi innanzitutto come funziona a grandi linee il principio fotovoltaico, e in seguito come questo viene sfruttato negli impianti domestici.

Centrale Fotovoltaica

Centrale Fotovoltaica

L’effetto fotovoltaico fu osservato per la prima volta nel 1839 dal fisico francese Becquerel, che non riuscì però a dare una spiegazione plausibile a tale fenomeno. La prima spiegazione di questo tipo fu data, per l’effetto fotoelettrico (molto simile al principio che sfruttano i pannelli solari), niente po’ po’ di meno che da Albert Einstein nel 1905, il quale ricevette il premio Nobel nel 1921 proprio per questa teoria.

Per poter capire in modo semplice il principio fotovoltaico facciamo un passo indietro… e parliamo di tre elementi chimici naturali: il silicio, il fosforo e il boro.
Il silicio (Si) è l’elemento chimico solido preponderante sulla superficie terrestre, ne è per esempio composta la sabbia. Ha la particolarità di avere quattro elettroni esterni, che si muovono nel momento in cui si deve generare una corrente.
Invece il fosforo (P) e il boro (B) hanno, esternamente, rispettivamente 5 e 3 elettroni.
Per generare effetto fotoelettrico ci serve del silicio particolare, solitamente denominato “drogato”, cioè con alcuni atomi di silicio sostituiti con degli atomi di fosforo (drogaggio di tipo n) o con atomi di boro (tipo p).

Drogaggio n con fosforo e p con boro.

Drogaggio n con fosforo e p con boro.

Quando accade questo si genera quindi, come abbiamo già detto, un silicio drogato.
Il silicio drogato n (negativo) avrà quindi un elettrone in più (derivante dal fosforo), che sarà libero di muoversi liberamente (poichè il silicio si lega con 4 legami), mentre il silicio drogato p (positivo) avrà un elettrone in meno, che si schematizza con la mancanza di un elettrone.
Questo elettrone mancante in fisica viene denominato “buca” o “lacuna”.

Una volta che si hanno quindi due strati di silicio con drogaggio opposto, per creare un pannello solare basterà attaccarli insieme. Una volta accostati, infatti, nella zona di contatto tra i due tipi di silicio, gli elettroni in più contenuti nel Si-n andranno a posizionarsi nelle buche del Si-p.
Questo genererà un campo elettrico, che farà fermare il processo, poichè si opporrà al moto degli elettroni che cercheranno di andare verso le lacune.

Giunzione p-n con conseguente generazione del campo elettrico.

Giunzione p-n con conseguente generazione del campo elettrico.

Verrà quindi a formarsi una cosiddetta giunzione p-n, che è alla base dei pannelli solari.

Dopo questa breve (e spero chiara) spiegazione, possiamo capire veramente come funziona un pannello solare.
In pratica, come si può vedere nella figura che trovate sotto, i fotoni di cui è composta la luce “caricheranno” (cioè daranno energia) agli elettroni per poter oltrepassare la giunzione p-n e andare a ricombinarsi con le lacune. Questo genera la corrente, una volta che sono stati collegati il Si-n con il Si-p. Quindi, come si può vedere, una volta compreso il funzionamento di una giunzione p-n risulta immediato capire come si possa convertire energia solare (fotoni) in corrente (passaggio di elettroni o buche a seconda dei punti di vista).

Giunzione p-n illuminata.

Giunzione p-n illuminata.

Questo effetto viene chiamato, per l’appunto, effetto fotoelettrico.

Ma come viene usata poi questa corrente nelle nostre case?
Come si può vedere dallo schema sottostante, lo schema che si segue è molto semplice.

Come viene sfruttato il pannello solare nelle nostre case.

Come viene sfruttato il pannello solare nelle nostre case.

Innanzitutto si collega il pannello ad uno strumento che serve a convertire la corrente che esce dal pannello (che è continua) in quella ci casa (220V e 50Hz). A questo viene connesso il famoso Contatore di Gestione del Conto Energia, che calcola la differenza tra l’energia prodotta dal pannello, quella consumata per le utenze domestiche e quella presa dalla rete.
In questo modo il contatore si calcola, praticamente, la differenza tra la corrente prodotta (esclusa quella usata direttamente in casa) e quella presa dalla rete elettrica.
Da qui nasce il costo in bollette che si andrà a pagare.

Con questo finisce il mio articolo… ci sarebbe molto altro di cui parlare sui pannelli solari, ma per non voler entrare in pallosi discorsi tecnici evito.
Spero che l’articolo sia stato comprensibile e di semplice lettura. Purtroppo non è mai facile trattare di argomenti così complessi.
Sicuramente tornerò a parlare di domotica in seguito, magari proprio parlando del solare termico, che ho volutamente trascurato.

Buona giornata a tutti,

MMarans.

PS: Per qualsiasi domanda o delucidazione sono sempre a disposizione.

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza sul Bosone di Higgs e il suo ruolo?

Come primo articolo “vero”  in questo mio blog, dopo il primo post di presentazione, ho avuto la brillante idea (brillante per me ovviamente!!) di usare una mia vecchia domanda answeriana… in modo da vedere i vostri commenti, le vostre opinioni e poter modificarmi di conseguenza. All’epoca dei fatti (circa 6 mesi fa) c’era nell’aria una sorta di luccichio sfolgorante per la scoperta del fantomatico Bosone di Higgs, notizia che partì la mattina del 4 luglio dal CERN di Ginevra e che si propagò alla velocità della luce in tutto il mondo. In pochi attimi chiunque capiva una base di fisica particellare cominciava ad avere i battiti accelerati per l’emozione, io sinceramente avevo quasi le lacrime… la pietra che teneva la casa costituita dalla nostra fisica era stata osservata per la prima volta. Tutto il Modello Standard in effetti si regge solo se esiste e “funziona” proprio questa particella.

LHC: Foto esterna con mappa dell’acceleratore e foto interna

Quindi scopo di questo post è cercare di spiegare in modo semplice e il più possibile completo il famoso Bosone di Higgs (che d’ora in poi abbrevieremo con BdH per comodità), spiegando i sei punti che ho riportato.

1. Cominciamo col tanto rinomato nome di “Particella di DiO”.
In realtà era il titolo di un libro di Leon Lederman… “The Goddamn Particle: If the Universe Is the Answer, What Is the Question?”.
L’editore pensava che il libro non avrebbe venduto abbastanza copie… allora cambiò “Goddamn” (dannata) con “God” (Dio).
Fu un successone ed il BdH prese questo “soprannome”, ma non c’entra nulla con un ipotetico dio, ne con l’esistenza o meno dello stesso.

L'editore cambiò "Goddam" (dannata) in "God" (Dio)... e fu subito successo!

L’editore cambiò “Goddam” (dannata) in “God” (Dio)… e fu subito successo!

2. Una domanda che sorge spontanea è: “Che ci facciamo col BdH??”
Per i “comuni mortali” non cambia assolutamente nulla…
Per gli scienziati, o meglio, per gli scienziati che studiano le particelle sub-atomiche si apre un mondo.
Il fatto che attualmente non esista una applicazione di tale scoperta non significa che non abbia senso studiare questi argomenti.
Per esempio il navigatore GPS deve correggere la posizione che trova mediante degli algoritmi che tengono conto della curvatura spazio-tempo, anche se può sembrare assurdo. Quindi l’importante è far andare avanti il progresso… l’utilità poi si troverà!

3. Perchè è così difficile parlare del BdH?
Si parla di meccanica quantistica, e non è che non la voglia spiegare, ma è realmente complessa.. più che altro è illogica. Quando si va nell’infinitesimamente piccolo infatti, cambiano le regole che conosciamo a livello macroscopico. Solo per capire la complessità e la “magia” della MQ, se spari una “pallina” (elettrone) contro un muro (di potenziale), hai una certa probabilità che la pallina ricompaia dall’altra parte del muro… ma senza attraversarlo fisicamente… molti transistor (con cui funzionano i microchip dei cellulari o dei PC) funzionano in questo modo. Inoltre considerate che arrivati ad un livello così alto, non basta solo capire di fisica, ma più che altro essere davvero bravi in matematica.

Effetto Tunnel

Macro e Micro: Effetto Tunnel

4. La mancata osservazione del BdH a cosa avrebbe portato?
la mancata osservazione del bosone di Higgs avrebbe portato ad un paradosso.
Se infatti eliminiamo questa particella, alcuni fenomeni hanno probabilità maggiore di 1 (cioè superiore del 100%) … il che è assurdo.
Inoltre la mancata osservazione del BdH, o la “conferma della sua non esistenza” avrebbe fatto crollare il Modello Standard, cioè la Teoria sulla quale si basa tutta la fisica moderna… Dovevamo praticamente “quasi rifondare” la fisica degli ultimi 100 anni. In questo modo viene completata l’osservazione di tutte le particelle descritte nel Modello Standard, e scusate se è poco!!

In poche parole, il Modello Standard descrive la realtà come composta da 3 grandi famiglie: Quark, che formano neutroni e protoni, che sono i componenti dei nuclei, i Leptoni, che sono particelle che servono a “normalizzare” il nucleo (per esempio gli elettroni che girano intorno ai nuclei a formare gli atomi sono leptoni) e le Forze che creano le interazioni tra le particelle, tenendole insieme o distanziandole. In tutto questo il Bosone di Higgs è la particella che in qualche modo tiene tutto insieme.

Modello Standard: Quark, Leptoni e Forze, con dietro tutto il Bosone di Higgs
Modello Standard: Quark, Leptoni, Forze e il Bosone di Higgs che tiene tutto insieme

5. Si può intuire cosa è e come si comporta il BdH?
Ci sono 4 forze nell’universo.
Interazione forte (che tiene insieme il nucleo degli atomi)
Interazione debole (che tiene assieme i quark, di cui sono fatti neutroni e protoni)
interazione elettromagnetica (che tiene insieme gli atomi)
Interazione gravitazionale (cioè la gravità)
Praticamente ogni interazione si basa sulla correlazione che avviene tra le “palline” di cui è fatta la materia.
Durante questa interazione viene emessa o assorbita un’altra particella, che fa da mediatore per l’interazione. Per esempio il mediatore per la forza elettromagnetica è il fotone, che è il componente della luce.
Il bosone di Higgs diciamo che è il responsabile (non direttamente in realtà) dell’interazione gravitazionale.
In pratica è la particella che spiega nel Modella Standard (MS) l’interazione gravitazionale.
Immaginate una panettone… se ogni candito o uvetta è una particella subatomica, il BdH rappresenta la forza (il campo) che tiene insieme queste particelle, dotando loro una massa.
E’ una particella che genera una melassa in cui stanno le altre particelle. Questo avviene “donando” loro una massa.

La questione in realtà è molto più complessa di come sembra, basta vedere l’immagine qui sotto…

Particelle elementari e interazioni

Particelle elementari e interazioni

In modo più semplice ancora immaginiamo tre nuotatori in una piscina. L’acqua che riempie la piscina è il campo di Higgs. In questa piscina ci sono tre nuotatori. Il primo nuota con una palla da ping pong fra le mani tesa davanti a se. L’acqua di fronte a lui mentre nuota offrirà poca resistenza (Particelle di massa molto piccola o zero:Fotoni, elettroni).
Il secondo invece nuota con una palla da basket, con una resistenza maggiore rispetto alla pallina da ping pong (Particelle di massa media: Muoni). Il terzo nuota con tre palloni da basket, davanti a se (Particella di grande massa: Quark top). Questa maggiore o minore interazione è ciò che chiamiamo “massa”.

Esempio della piscina per spiegare in modo semplice il comportamento del Bosone di Higgs

Esempio della piscina per spiegare in modo semplice il comportamento del Bosone di Higgs

6. Ci sono ancora cose da scoprire dopo il BdH?
Naturalmente. Il BdH è stato solo osservato, ma bisogna comprenderne le proprietà e le caratteristiche… per esempio bisogna capire perchè ha una massa enorme (circa 100 volte quella dei protone e dei neutroni).
Poi ci sono ancora altre particelle da osservare, come i gravitoni (i reali mediatori della forza gravitazionale) o i tachioni… ma piano piano ci si arriverà.

Con quest’ultima affermazione chiudo il mio primo post. Spero che vi sia piaciuto, o che quantomeno sia risultato semplice da comprendere. Purtroppo è sempre difficile spiegare concetto così complessi in poco tempo e in modo semplice. Spero che con gli ultimi due esempi la questione sul comportamento e lo scopo dell’esistenza del Bosone di Higgs sia oramai alla portata di tutti. Dai prossimi articoli comincerò a parlare di cose più “terra terra”… in modo da poter essere veramente utile a chi avrà il piacere di seguirmi!

Saluti,

MMarans.

 

PS: Ogni commento, opinione o suggerimento sarà utile per migliorare me stesso e il blog.

SempliceMenteScienza

E’ sempre difficile cominciare una nuova cosa, specie quando si tratta di ciò che non si conosce bene. Ed in effetti essendo il mio primo blog sento una certa pressione ma allo stesso tempo una forte curiosità nel vedere le reazioni e gli eventuali apprezzamenti.

Quindi, come cominciare se non rispondendo a quattro semplici domande???

  1. Chi sono?
  2. Perché sono qui? E perché proprio ora? 
  3. Cosa si intende per “SempliceMenteScienza”?
  4. Quali temi verranno trattati e in che modo in questo blog?

Cerchiamo di andare con ordine, rispondendo in modo esauriente ad ogni quesito, in modo da porre l’eventuale (coraggioso) lettore di questo blog la possibilità non solo di comprendere a pieno la finalità di questi articoli che verranno presentati via via, ma anche di entrare in confidenza con l’autore di queste stesse pagine, diventando da conoscente a confidente, fino a divenire, in un futuro non troppo lontano (almeno spero), una sorta di “amico virtuale”… una persona da contattare in caso di bisogno, o solo per distrarsi o fare due chiacchiere, in un momento di pausa a casa o al lavoro.

Il mio nome è MMarans, o almeno è quello con cui sono (più o meno) conosciuto “nell’etere”. Purtroppo essendo già presente un “mmarans” in Wordpress e non essendo consentite maiuscole, sono costretto a modificare il mio nickname storico in mmarans87, ma continuerò comunque a firmarmi alla fine di ogni articolo come MMarans. Sono un ragazzo romano di 25 anni, appassionato di scienza e tecnologia, laureato in Scienza dei Materiali e ricercatore (o presunto tale) presso il CNR… almeno per ora. Magari nei prossimi articoli cercherò di aggiungere altri dettagli sulla mia vita, le mie passioni e il mio lavoro. Solitamente gli utenti con i quali interagisco mi descrivono come pacato, simpatico, intelligente, con un’ottimo modo di scrivere ma un po’ vanesio… diciamo che non sono la persona più modesta del pianeta…inoltre ho la brutta abitudine di farcire i miei discorsi con virgolette, parentesi, citazioni, puntini e iperboli…

Fino a una mesata fa ero uno “stimato” (almeno spero) AnswerianoDoc in Religione&Spiritualità, prima di essere bannato proprio per una “iperbole”… se così si può dire (in effetti avevo si esagerato, sottolineando però che era solo satira politico-religiosa). Naturalmente i lettori che conoscono (in modo superficiale o meno) la più famosa sezione di Yahoo Answers ora staranno pensando di chiudere la pagina e non entrare mai più in questo blog… però vi dico di non basarvi sulle voci o sulla prima impressione: quella sezione è si piena di troll fastidiosi e maniacali, pronti a segnalare e offendere chiunque non stia loro a genio, mettendosi quasi al di sopra della lotta inter-religiosa che si crea tra credenti e atei, cattolici e geovisti, cristiani e musulmani…. ma vi è un piccolo gruppo, formato da pochi utenti (in realtà sempre meno), che cercano di porre il dialogo e il rispetto al di sopra del loro credo, cercando di discutere di temi religiosi o pseudo-tali (perché di tutto si parla tranne che di religione) in modo civile e aperto. Ecco, io ero uno di loro, forse uno dei più seguiti, ma sinceramente non ho retto la situazione di contorno della sezione, soprattutto dopo le segnalazioni e il successivo ban. In fondo io stavo lì solo per parlare di scienza, e lo posso fare anche da qui…. anzi! Posso farlo senza che qualche imbecille mi censuri solo per divertimento. Ed è questo il motivo che mi ha spinto a venire qui. Poi perché proprio WordPress… bé .. diciamo che ci sono due motivi principali: innanzitutto, tra i vari siti che permettono di creare un blog mi è sembrato il più serio, tra l’altro lascia aperta la possibilità di comprare un dominio “.com” o di passare come utente Premium ad un livello maggiore di integrazione, cosa che non tendo ad escludere se e quando questo blog diventerà di un certo livello. Inoltre ho scelto proprio questa piattaforma perchè la mia compagna scrive su un blog proprio qui su WordPress (http://ilainn.wordpress.com/) … per cui… se non mi trovo all’inizio so a chi chiedere! Tra l’altro lascio aperta la strada a interazioni tra i due blog in futuro.

Ora che vi siete letta tutta questa pappa su di me, vi starate chiedendo “ma quando ci dice di cosa vuole scrivere???”. E allora eccovi serviti. Il blog si occuperà, come si può capire dal titolo, di spiegare la scienza in modo semplice, attraverso tre modi paralleli e distinti:

  1. Spiegare il principio di funzionamento di alcuni “oggetti” odierni (frigoriferi, microonde, pannelli solari…) in modo semplice e comprensibile da tutti.
  2. Spiegare i termini e le teorie scientifiche in modo non essere più una serie di parolone senza senso, per esempio parlando di teoria evolutiva, di fisica particellare (per esempio del famoso Bosone di Higgs), di nanotecnologia o biomateriali, tutti termini che si sentono anche nei telegiornali ma che si conosco in modo superficiale per i non “addetti ai lavori”.
  3. Cercherò di fare degli articoli più pratici, che parlino di tecnologia in modo diretto, quindi per esempio come costruire un PC da soli scegliendo i diversi componenti e installando il sistema operativo, o come scegliere un nuovo TV, facendo attenzione alle caratteristiche fondamentali e importanti invece di quelle dettate dal marketing.

Quindi ecco qua… ora sta a voi lettori dirmi quanto vi possano servire questi articoli, quanto possano veramente servire questi articoli che piano piano mi metterò a scrivere, cercando di ascoltare i vostri commenti e le vostre osservazioni, magari i vostri suggerimenti su nuovi articoli, in modo da migliorare sempre più questo blog. Purtroppo causa lavoro non potrò postare ogni giorno un articolo, ma spero di restare su una media di circa uno ogni due giorni, in modo da poter avere un confronto giornaliero (o quasi) con chi avrà la pazienza e la cortesia di leggermi.

Saluti e Buone Feste,

MMarans.

 

 

 

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